Unire i riformisti
Spazio Pubblico ultima chance per uscire dal bipolarismo populista: stop a personalismi e veti o sarà l’ennesima irrilevanza politica
Ci sono quattro fondati motivi per guardare con interesse a “Spazio pubblico”, il progetto politico lanciato nei giorni scorsi da Pina Picierno.
Il primo, fondamentale, riguarda la tempistica. Mentre il dibattito tra i partiti si incarta sull’ennesima riformicchia della legge elettorale – discussione del tutto inopportuna, se non scandalosa, ad un anno dal voto – l’iniziativa di Picierno prescinde da piccole convenienze di bottega, non ragiona con il bilancino di quorum e soglie di sbarramento, non nasce per conquistare strapuntini parlamentari. È, finalmente, un disegno politico di respiro.
Ne discende un secondo punto, inequivoco. “Spazio pubblico” si colloca con nettezza al di fuori dei due poli, e non immagina compromessi al ribasso: nessun cedimento tattico alle sirene del campo largo e, allo stesso tempo, nessun occhiolino di convenienza a Giorgia Meloni. È la rivendicazione di un’identità autonoma. Nessuna subalternità, insomma.
Il terzo pilastro è la chiarezza programmatica di Pina Picierno. Sulle grandi questioni internazionali non ha smarrimenti né ambiguità: dal sostegno pieno alla resistenza ucraina al rilancio del progetto europeo, fino ad una posizione equilibrata sul delicato conflitto israelo-palestinese, su cui comunque non si accoda alla canea pro-Pal e filoterrorista. Sul piano nazionale le sue posizioni sono – ci sentiamo di dire – riformiste e liberali, non scivolano nell’assistenzialismo e nella demagogia. La sua visione di merito è generalmente solida e definita, non vive di equilibrismi e balbettii.
Il quarto aspetto può sembrare secondario, ma è decisivo per il successo dell’iniziativa. Pina Picierno non ha un interesse personale diretto da fare valere alle prossime elezioni politiche, non cerca un “posto al sole” in Parlamento, perché ha davanti a sé tre anni di mandato come parlamentare europea. Questa condizione le conferisce l’autorevolezza e la serenità necessarie per guidare la cabina di regia del progetto, governando e ricomponendo la frammentazione di tutte le piccole formazioni e piccoli leader che oggi presidiano il centro, paralizzati dal loro insopportabile narcisismo.
Per quello che ci riguarda, quindi, la conclusione è netta: ci sentiamo di incoraggiare e sostenere il disegno di “Spazio pubblico”. È l’unica, forse l’ultima chance che abbiamo per uscire dalla gabbia asfittica e deprimente del bipolarismo populista. Ma la condizione inderogabile perché l’iniziativa abbia successo è una sola: che tutti gli attori in campo superino i personalismi, che si dichiarino pronti a fare un passo indietro, a devolvere sovranità politica. Bisogna fare piazza pulita di veti, impedimenti, insofferenze e nervosismi. Solo così si potrà costruire un progetto comune che, a prescindere da quale sarà la legge elettorale, sia competitivo e in grado di pesare. O lo si capisce ora, o l’irrilevanza è un destino già scritto.
© Riproduzione riservata







