«Beppe Grillo voterà Sì». Il telefono si illumina, all’arrivo del messaggio. E un po’ anche il cronista, sorpreso. Perché chi lo manda – con preghiera di mantenere la discrezione necessaria – è uno dei protagonisti della prima ora del grillismo a tutto Vaffa. Uno dell’inner circle dei primi tempi rimasto tanto fedele a Grillo da seguirlo, uscendo dall’orbita di Campo Marzio. E allora l’indiscrezione va presa sul serio. Un atteggiamento morbido nei confronti della campagna referendaria lo ha assunto tutta la vecchia guardia grillina. Il silenzio del Fondatore del Movimento, poi, ha certificato il disimpegno. Grillo non ha speso una sola parola, un tweet, per il fronte del No.

Certo, dalla politica sta prendendo le distanze. E non da oggi. Ma qui c’è di più, e sono in tanti tra i Cinque Stelle ad averlo colto. E a dirlo. Danilo Toninelli, considerato un fedelissimo del comico, ha formalizzato il suo sostegno al Sì. E lo ha fatto in modo talmente assertivo da lasciar escludere che la mossa non fosse stata telefonata con Grillo: «Condivido “tecnicamente” la riforma della giustizia»., ha fatto sapere. Ritenendola quindi migliorativa. «Meloni sta facendo una cosa giusta», ha spiegato. Argomentando: «Il sorteggio cancella le correnti, è vero che i magistrati che vengono a fare parte di questo organo di comando vengono nominati dalle correnti all’interno dell’Anm e quindi rispondono alle richieste delle correnti, è una roba politica».

Invece con la riforma, che introduce il sorteggio solo per i membri togati ma non per i laici, «non è più una roba politica, chi va lì a comandare è indipendente e non deve rispondere a nessuno». Toninelli è il più vicino a Grillo, e ieri ha colto l’occasione di una intervista radiofonica per prendersela con Giuseppe Conte «che negli ultimi anni ha smantellato tutto. Ora ha completato l’opera di impossessamento del partito di Grillo e Casaleggio mantenendo il simbolo». Toninelli non è affatto l’unico, in casa pentastellata. Un recente sondaggio di YouTrend riporta che il 22,9% degli elettori del M5S ha intenzione di votare Sì, domenica e lunedì.

Quanto emerge è che questo fronte del Sì, tra gli ex 5 Stelle, sembra coincidere con quello di chi sta con Grillo. Per il Sì lavora Pietro Dettori, già a capo della comunicazione di Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio, chiamato da Giorgia Meloni per guidare la campagna digital e social del Comitato per il Sì, in accoppiata con il meloniano Andrea Moi. Era Dettori a scrivere e a firmare i post sul blog BeppeGrillo.it e oggi è lui a firmare per il Sì. Si è spesa in decine di appuntamenti a sostegno del Sì anche l’ex parlamentare grillina Dalila Nesci. Ed è impegnato sullo stesso fronte Francesco D’Uva, per due volte deputato del M5S e capogruppo grillino a Montecitorio durante il governo Conte I. Ha confermato ancora ieri la sua decisione. Lo sguardo della maggior parte dei simpatizzanti e degli attivisti delle origini rimane rivolto verso Genova.

Andrà a votare, Beppe Grillo, domenica? Si scommette di sì, e per il Sì. Le recenti vicende giudiziarie che hanno interessato il figlio Ciro avrebbero mosso il padre a rivalutare la cieca fiducia riposta nelle toghe durante l’ondata moralizzatrice dei primi tempi. E poi il sorteggio dei magistrati non può essere inviso a chi si era spinto a lanciare la provocazione dell’estrazione a sorte dei parlamentari. Si consideri poi la guerra di posizione tra Conte e Grillo, con il quale si schierano Chiara Appendino – altro profilo che potrebbe votare Sì – e Virginia Raggi. Ormai contrapposti, il Fondatore e l’attuale leader 5S sembrano esserlo anche sul fronte referendario.

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Ph.D. in Dottrine politiche, ha iniziato a scrivere per il Riformista nel 2003. Scrive di attualità e politica con interviste e inchieste.