Il caso
Garlasco, la sentenza di Sempio è stata già scritta dai tg
Mentre la Procura di Pavia si appresta a chiedere alla Procura Generale di Milano la revisione della condanna definitiva di Alberto Stasi, conduce contestualmente un’indagine parallela su Andrea Sempio: due processi, lo stesso fatto, due possibili colpevoli. Il garantista che è in noi cigola: il rischio è girare il ragionevole dubbio dalla parte sbagliata, fino a trasformarlo da motivo di assoluzione in argomento di condanna. È esattamente quanto accadde a Stasi, quando la doppia conforme di assoluzione fu annullata in Cassazione e riscritta in condanna. Blackstone insegnava che è meglio dieci colpevoli in libertà che un solo innocente in galera. Sembra una verità banale, finché non si tocca con mano la galera.
Il processo mediatico ha rovinato due possibili innocenti
C’è poi una domanda che nessuno fa. Perché a chiedere la revisione dovrà essere la Procura Generale e non la difesa di Stasi, dopo 16 anni di carcere per un omicidio che la stessa accusa ora attribuisce a un altro? Carnelutti chiamava il Pubblico ministero «parte imparziale»: un ossimoro che tradisce una gerarchia implicita. Nel sistema reale, la parola dell’accusa vale più di quella della difesa — come se l’avvocato fosse lì per caso, tanto viene pagato per fare quello, dimenticando che anche il Pm è pagato per fare il suo. Stasi non verrà liberato perché la difesa ha vinto: verrà liberato perché l’accusa ha perso. Non è la stessa cosa.
Sempio non ha risposto. La sentenza già scritta dai Tg
Nel frattempo Sempio è già stato consegnato al circo. Le televisioni hanno il suo cellulare, la procura il suo movente — un rifiuto sessuale di 18 anni fa —, gli editoriali la sua condanna anticipata. Eppure oggi si scopre il paradosso: compare in ogni studio televisivo e ieri, davanti al Pm, non ha risposto. I suoi difensori spiegano, correttamente, che le indagini non sono chiuse e il fascicolo non è visionabile: scelta legittima sul piano processuale. Ma allora, se si ha il diritto al silenzio davanti all’accusa, si potrebbe avere anche il diritto al silenzio davanti alle telecamere. Il processo mediatico non prevede la facoltà di non rispondere — e Sempio ha contribuito a costruire il tribunale che ora lo giudica ogni sera alle 20. Se la lezione di Stasi è servita a qualcosa, è questa: tre gradi di giudizio non bastano quando la sentenza l’ha già scritta il tg. Ricominciamo dal silenzio.
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