Giustizia
Querele contro i giornali, la direttiva Ue cade nel vuoto
Il termine è scaduto ieri. Ma sull’Italia pesa ancora un silenzio assordante. L’Unione europea aveva dato tempo fino al 7 maggio per recepire la direttiva contro le SLAPP, le azioni legali temerarie utilizzate per intimidire giornalisti, editori, attivisti, ricercatori, autori satirici. Eppure il rischio concreto, denunciato dalla Coalition Against SLAPPs in Europe (CASE Italia), è che il Governo scelga una trasposizione puramente formale, burocratica, sostanzialmente inutile. Perché il nodo vero è semplice: limitare le tutele ai soli procedimenti transfrontalieri significherebbe lasciare senza protezione oltre il novanta per cento delle vittime italiane di querele intimidatorie. Cioè quasi tutti. La direttiva europea 2024/1069 — la “Legge Daphne”, dedicata alla memoria della giornalista maltese Daphne Caruana Galizia — nasce per impedire che il diritto venga usato come arma di pressione economica e psicologica contro chi esercita libertà di critica, inchiesta o satira.
Non è una battaglia corporativa. Non riguarda soltanto i giornalisti. Riguarda la tenuta democratica del Paese. Quando un politico, una grande azienda o un soggetto economicamente forte trascinano per anni un cronista in tribunale con richieste milionarie di risarcimento, l’effetto reale non è la tutela della reputazione. È l’intimidazione preventiva. È il messaggio lanciato all’intero sistema dell’informazione: “La prossima volta non scrivere”. È esattamente questo il cuore delle SLAPP: non vincere nel merito, ma scoraggiare, sfiancare, impoverire, intimidire. L’Italia, non a caso, è diventata il caso europeo più grave. Per due anni consecutivi il nostro Paese è risultato il primo nell’Unione per numero di SLAPP censite dalla rete CASE: 26 casi nel 2023, 21 nel 2024. I dati del Media Freedom Rapid Response parlano di 112 allerte legali in sei anni. Il 44,6 per cento dei casi riguarda iniziative promosse da soggetti politici. Mancano quelli promossi da magistrati in servizio o in pensione: non sono pochi, soprattutto considerandone la dinamica. Se una parte consistente delle querele dei politici viene archiviata, oltre il 90% dei procedimenti proposti da magistrati o ex magistrati, chissà perché, arriva in giudizio. Eppure la giurisprudenza europea è chiarissima: chi ricopre incarichi pubblici deve tollerare un livello più elevato di critica e scrutinio. È il principio scolpito nell’articolo 10 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo. CASE Italia — che riunisce diciassette organizzazioni, da Amnesty International a Greenpeace, da Articolo21 a IrpiMedia — ha chiesto al ministro Carlo Nordio e al viceministro Francesco Paolo Sisto di evitare un recepimento minimalista e di introdurre strumenti veri: archiviazione anticipata delle azioni vessatorie, sanzioni contro gli autori seriali di querele intimidatorie, limiti alle richieste economiche abnormi, risarcimenti per le vittime di SLAPP. Il tema riguarda direttamente anche gli editori.
Una pioggia di querele temerarie può mettere in crisi intere strutture editoriali, soprattutto le più piccole e indipendenti. I costi delle difese legali, l’incertezza permanente, il rischio economico producono un effetto deformante sul mercato dell’informazione. Si colpisce l’inchiesta. Si scoraggia il dissenso. Si favorisce l’autocensura. E mentre l’Italia ritarda, il quadro internazionale peggiora. Da lunedì 11 a mercoledì 13 maggio Napoli ospiterà l’undicesima edizione di “Imbavagliati”, il Festival internazionale di giornalismo civile ideato e diretto da Désirée Klain, nella sede dell’Istituto italiano per gli studi filosofici a Palazzo Serra di Cassano. L’iniziativa, realizzata con l’Ordine nazionale dei giornalisti, la Fnsi, il Sugc e Articolo21, si aprirà sotto il segno dell’ultimo rapporto di Reporters sans frontières: libertà di stampa globale al minimo storico, oltre metà dei Paesi del mondo in situazione “difficile” o “molto grave”, Italia precipitata al 56esimo posto dopo aver perso sette posizioni in un anno. Se ne parlerà anche a Roma, il prossimo 14 maggio, alle 11, nella Sala Capranichetta di Piazza Montecitorio, si terrà l’incontro pubblico “Contro le querele intimidatorie, per la libertà di stampa”. Un confronto che vedrà seduti allo stesso tavolo parlamentari, giuristi, giornalisti ed editori, nel tentativo di riportare il tema delle SLAPP fuori dalle dispute corporative e dentro il cuore della discussione democratica. Parteciperanno Deborah Bergamini, Michele Fina, Stefano Giordano, Luigi Marattin, Piero Sansonetti, Sandro Sisler, Claudio Velardi, Giuseppe Visone e il sottoscritto. Prevista anche la presenza di Rocco Maruotti, segretario generale dell’Associazione nazionale magistrati.
Un elemento non secondario: perché la battaglia contro le querele intimidatorie non può diventare uno scontro tra poteri, ma dovrebbe rappresentare un terreno comune di garanzia costituzionale. Il confronto romano arriva in un momento particolarmente delicato. Da una parte cresce il numero delle azioni legali percepite come strumenti di pressione contro l’informazione. Dall’altra, il sistema editoriale italiano vive una fragilità economica che rende ancora più pesante l’impatto di richieste risarcitorie milionarie e contenziosi infiniti. Per molte testate, soprattutto locali o indipendenti, il rischio non è soltanto perdere una causa. È smettere di poter sostenere il costo stesso dell’inchiesta giornalistica. La libertà di stampa non muore soltanto con la censura esplicita. Muore anche lentamente, tra udienze infinite, richieste di risarcimento sproporzionate, intimidazioni economiche e paura di pubblicare. Per questo la direttiva europea non può diventare un adempimento notarile. E per questo il Governo non può limitarsi a fare il minimo indispensabile.
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