Ai cronisti giudiziari capita di essere citati in tribunale dai magistrati. A noi del Riformista capita con una frequenza singolare. È il prezzo, evidentemente, di chi continua a raccontare la giustizia senza inginocchiarsi ai suoi sacerdoti. Ma l’udienza celebrata ieri al Tribunale di Napoli lascia intravedere un cambio di clima: il diritto di critica non è un favore concesso, è una libertà costituzionale. Davanti al giudice Alberto Vecchione si è tenuta una nuova tappa del procedimento che vede coinvolto il nostro giornale. Un passaggio osservato con attenzione, anche alla luce della sorprendente e partecipata manifestazione organizzata dal Partito Radicale di Maurizio Turco e Irene Testa sabato 25 aprile a Roma, in zona Castro Pretorio, a difesa della libertà d’informazione e contro le querele temerarie e intimidatorie, alla presenza di decine di attivisti radicali.

Quel presidio civile non è rimasto isolato. Nelle stesse ore è arrivata anche la solidarietà di Giornalisti 2.0, espressa attraverso le parole del segretario nazionale Maurizio Pizzuto, che ha ribadito la necessità di difendere chi esercita il diritto di cronaca senza cedere a pressioni o intimidazioni. A fare da corollario a quel momento intenso è stata anche la partecipazione di giornalisti di Mediaset, Rai e La7, insieme alla presenza del Garofano Rosso, di attivisti e dirigenti di Azione e del Partito Liberaldemocratico, oltre al segretario nazionale di SD Socialdemocrazia, Umberto Costi. Striscioni, megafoni e bavagli metaforici hanno contribuito a far sentire meno isolata la campagna di attenzione contro le querele intimidatorie.

Per approfondire il tema, i giornalisti si ritroveranno il prossimo 14 maggio alla Camera dei Deputati, convocati dal Riformista e da l’Unità. Annunciata la presenza del segretario generale dell’Associazione Nazionale Magistrati, Rocco Maruotti, dei massimi rappresentanti delle associazioni sindacali dei giornalisti e di una nutrita delegazione parlamentare del centrodestra, capitanata da Deborah Bergamini. L’udienza di ieri a Napoli conferma che attorno a questi processi cresce una consapevolezza nuova: colpire un giornalista per ciò che scrive significa intimidire tutti gli altri. Il passaggio più atteso arriverà però alla prossima udienza, fissata per il 21 settembre. In quell’occasione, alla sbarra non ci sarà il Riformista. A essere ascoltato sarà il senatore Roberto Scarpinato, che verrà sottoposto a interrogatorio dalla difesa rappresentata dagli avvocati Alfredo Sorge e Stefano Giordano. È un rovesciamento non da poco. Per una volta, chi ha scelto di trascinare in aula un giornale dovrà rispondere alle domande. E spiegare perché.

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Ph.D. in Dottrine politiche, ha iniziato a scrivere per il Riformista nel 2003. Scrive di attualità e politica con interviste e inchieste.