Giustizia e informazione
Stop alle querele intimidatorie, i Radicali: “Intervenga l’ordine dei giornalisti 2.0, in piazza il 25 aprile”
È ora di dire basta alle querele intimidatorie: quelle trappole che sembrano architettate per far fallire l’editoria mietono vittime tra giornalisti e direttori. Non è più pensabile che qualsiasi magistrato, grazie al rinvio a giudizio automatico e magari a una sentenza favorevole, finisca per ricevere dal condannato di turno cifre che vanno dal quadruplo a dieci volte la somma prevista per compensare un cittadino normale.
Il Partito Radicale ha organizzato per il 25 aprile una manifestazione di piazza all’uscita della metro Castro Pretorio, di fronte alla Biblioteca Nazionale di Roma. Ha aderito l’Associazione di categoria Giornalisti 2.0 e parlerà il suo presidente, Maurizio Pizzuto. Ci saranno direttori e giornalisti de Il Riformista e L’Unità.
Ieri proprio Giornalisti 2.0 ha puntato i fari sulla inquietante vicenda che ha riguardato il giornalista della nostra testata, Aldo Torchiaro: «Vicini ad un collega che da sempre racconta fatti che altri preferirebbero restassero nell’ombra, senza fermarsi di fronte a nessuna intimidazione. Giornalisti 2.0 rinnova la sua stima a Torchiaro in questo complesso momento professionale, ribadendo che l’essenza profonda del giornalismo è proprio far conoscere ai cittadini notizie e fatti scomodi per il potere come un vero “cane da guardia” dell’informazione».
Sul tema il Partito Radicale ha anche scritto una Lettera aperta al Presidente dell’Ordine dei giornalisti, Carlo Bartoli.
«Ci rivolgiamo a Lei non solo con preoccupazione, ma – si legge nell’incipit della missiva – con una contestazione precisa. Sul tema delle querele temerarie qualcosa è stato detto. Ma quando si passa dai principi ai fatti, l’Ordine dei Giornalisti scompare. Oggi esistono casi concreti, evidenti, documentati. Due quotidiani sotto pressione giudiziaria. Due testate esposte a dinamiche intimidatorie che incidono direttamente sulla loro libertà editoriale. E su questo, l’Ordine tace. Non una presa di posizione chiara. Non un intervento pubblico. Non una parola. Questo silenzio non è neutrale. È una scelta. Ed è una scelta grave. Perché quando l’Ordine dei Giornalisti non interviene davanti a casi concreti come quelli dell’Unità e del Riformista, rinuncia di fatto al proprio ruolo di tutela della professione. Non si tratta di opinioni. Si tratta di responsabilità istituzionali. La libertà di stampa non si difende con dichiarazioni generiche. Si difende quando viene messa sotto pressione. E oggi è sotto pressione – anche – attraverso ciò che sta accadendo all’Unità e al Riformista. Ignorarlo significa accettarlo».
Il Partito Radicale prosegue: «Il ricorso alle querele intimidatorie produce effetti evidenti: autocensura, condizionamento economico, riduzione dello spazio democratico. Ma quando questi effetti colpiscono testate precise e l’Ordine non interviene, il problema non è più solo chi attacca la stampa. Il problema diventa anche chi dovrebbe difenderla e non lo fa. Per queste ragioni, riteniamo il silenzio dell’Ordine dei Giornalisti su quanto sta accadendo all’Unità e al Riformista non accettabile. Il silenzio, oggi, non è prudenza. È abdicazione e suona come una forma di complicità. Quando l’informazione è condizionata, non è la stampa ad essere in crisi ma la democrazia. Cogliamo l’occasione per informarla che il 25 aprile il Partito Radicale promuove una manifestazione a sostegno della libertà di stampa e ci auguriamo che anche l’Ordine dei Giornalisti possa dare adeguata informazione dell’evento».
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