Quel capolavoro della letteratura lo ricordiamo bene: «Tutti gli animali della fattoria sono uguali, ma alcuni sono più uguali degli altri». Ci sarebbe voluta la penna di George Orwell per raccontare, ai giorni nostri, la situazione in cui versa il doppio standard della giustizia italiana: le cause per diffamazione a mezzo stampa intentate dai normali cittadini vengono spesso archiviate o, se portano alla condanna, liquidate con modesti risarcimenti.

Quelle promosse dai magistrati vengono in tutta probabilità ammesse: conducono al rinvio a giudizio e in molti casi alla condanna del giornalista, del direttore e della testata al pagamento di cifre che vanno dai 50 ai 150 mila euro. Una divisione in classi – o meglio: in caste – che l’esito dell’ultimo referendum pretende di cristallizzare. Anche per questo, la mobilitazione del Riformista sulle querele temerarie non si ferma. Ieri se ne è parlato nel corso di un incontro con la Segretaria nazionale della FNSI, Alessandra Costante. Ed è volta ad ottenere una legge chiara che scoraggi la temerarietà delle querele ai giornalisti italiani, non a caso messi molto male nelle graduatorie mondiali sulla libertà di stampa. Ma non solo: si chiede l’adozione della norma europea anti-SLAPP con tutti i decreti attuativi e i regolamenti che ne conseguono.

Le adesioni crescono anche attraverso il sito di Produzioni dal Basso, che permette ai lettori del Riformista di donare a sostegno delle spese legali nel procedimento promosso dal senatore Roberto Scarpinato, M5S. Una udienza che si celebrerà nei locali del Tribunale di Napoli che hanno visto l’Anm festeggiare fino a notte la sconfitta del fronte garantista. La novità è che il collegio di difesa si allarga: all’udienza predibattimentale di Napoli del 27 aprile i legali del Riformista saranno due importanti studi, affiancati tra loro. Quello di Alfredo Sorge, “padrone di casa” nel Foro di Napoli, e quello di Stefano Giordano, il penalista – e cassazionista – palermitano che ben conosce i termini della vicenda di cui sarà oggetto il processo. Il padre di Stefano Giordano, il magistrato Alfonso Giordano, è stato tra l’altro presidente del maxiprocesso a Cosa Nostra.