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La nuova Lega con Luca Zaia ai vertici: sarà vicesegretario con delega al Nord. Passo indietro di Stefani
Luca Zaia dovrebbe andare ai vertici della Lega come vicesegretario con delega al Nord. La decisione, raccontano, sarebbe maturata in un vertice riservato con Matteo Salvini; l’ufficialità è attesa per il ritiro del partito, a inizio luglio in terra trevigiana. Già si parla di svolta: il partito dei territori contro quello delle piazze, l’amministrazione contro lo slogan, perfino un’aria più liberale sui diritti.
Quando Zaia diceva: “Il leader è Salvini”
La fotografia guadagna però a essere osservata da un’altra angolazione. L’uomo indicato come artefice del cambiamento è lo stesso che da anni ripete una formula sola. «Il leader è Salvini», diceva a marzo del 2025. «Non si mette in discussione la figura del segretario», a dicembre, mentre a Brescia i militanti raccoglievano firme per incoronarlo. Parole che un alleato qualunque direbbe per cortesia; in bocca a Zaia pesano di più, perché è lui a portare i voti. I numeri lo confermano: oltre duecentomila preferenze nell’ultima tornata veneta, la lista personale che nel 2020 raccolse quasi un milione di voti, una Lega che in Veneto ha doppiato Fratelli d’Italia mentre altrove arretrava. Eppure quel consenso non è trasferibile a piacere: alle comunali di Venezia, senza il suo nome in scheda, il Carroccio è scivolato sotto il 5 per cento, dopo aver sfiorato il 36 alle regionali. Davanti a quelle cifre Salvini ha potuto solo correggere: «Non effetto Zaia, effetto Lega». Una precisazione che dice molto.
La Lega in calo, Alberto Stefani lascerà la vicesegreteria
L’operazione nasce peraltro in un momento difficile: l’addio di Roberto Vannacci, il consenso in calo, le politiche del 2027 ormai vicine. E ha un risvolto veneto: con Zaia ai vertici dovrebbe lasciare la vicesegreteria Alberto Stefani, perché lo statuto non ammette due dirigenti della stessa regione. Resta il dettaglio che la narrazione della svolta lascia sullo sfondo. Chi dispone del capitale elettorale del Nord ha avuto più volte la possibilità concreta di prendersi il partito, e ogni volta ha restituito lo scettro a chi glielo aveva prestato. La vicesegreteria non rovescia lo schema: lo certifica. Salvini conserva la macchina, gli incarichi, i gruppi; a Zaia toccano la voce e una delega su un Nord che per ora è più parola d’ordine che progetto. E chi ricorda così spesso chi è il capo, di solito, ha già scelto di non diventarlo.
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