Il Doge nuovo Capitano?
Solo Luca Zaia può risollevare la Lega. La rimonta parte da un misero 6%: “Ne riparleremo”
Le due leghe, il modello federalista come la Cdu tedesca con la costola bavarese del Csu, la bozza di un nuovo Statuto leghista, tante le dichiarazioni, le ipotesi o meglio le “fantasie” – come le ha definite il leader del Carroccio Matteo Salvini – che sono circolate nelle ultime ore sul conto della Lega. Poi il fatidico silenzio.
Tre ore di riunione del Consiglio federale, alla sala Salvadori del gruppo alla Camera dei deputati. Salvini prima dell’incontro aveva annunciato “sistemeremo quello che va sistemato”: qualcuno ci ha sperato, altri hanno interpretato il “work in progress” come puro tatticismo. Ieri, tutti i big si sono riuniti per ascoltare le comunicazioni del Segretario: dal presidente della Camera Lorenzo Fontana ai tre Ministri Giancarlo Giorgetti, Giuseppe Valditara e Roberto Calderoli, passando per i capigruppo Riccardo Molinari e Massimiliano Romeo. In presenza, giunti nella capitale dalle regioni del Nord, i Presidenti Massimiliano Fedriga, Attilio Fontana e Alberto Stefani, assieme naturalmente all’ex governatore del Veneto Luca Zaia.
La Lega si risolleva con Luca Zaia
Lui è considerato da tanti l’unico che può risollevare la Lega dalla misera soglia del 6%, e forse Zaia, scendendo a Roma, si è anche sentito come. Cesare quando oltrepassò il Rubicone. Alea iacta est? Sì, il dado è stato tratto, ma con poco slancio. Nonostante un suo ruolo di leadership sia da tempo richiesto a furore di popolo, ogni qualvolta che si preannuncia il braccio di ferro con il Capitano, il Doge – anche se “il Leone di San Marco è sempre più incazzato”, per usare una sua espressione divenuta celebre – si sfila. “Tutti hanno potuto esporre le proprie idee e penso che sia stato costruttivo”, questi i toni dell’ex governatore del Veneto fuori da Montecitorio.
Sulla riforma del partito all’orizzonte o sul ritorno alla questione settentrionale, il Doge si limita a un “ne riparleremo”. Poi precisa, “moltissimi interventi sono stati in linea con l’idea di essere vicini ai cittadini” perché “più identità c’è, più consenso c’è”. Un ritorno al popolo, alla comunità leghista, insomma. Sì, ma come? Ai cronisti Zaia cita Carducci per spiegare che la Lega è una, e una soltanto, ma malelingue (o forse, buone?) vociferano che sottobanco abbia già pronta la controffensiva. Un nuovo libro, magari. Salvini, intanto, con la richiesta di ripartire “dalla squadra, organizzazione e temi” – sia chiaro, pur sempre che ci sia lui, alla guida – tergiversa. “Quando parlo di Lega sono sempre felice” ha detto. Può darsi. Anche se non sono volati stracci al federale, la sensazione è che questa felicità – seppur di facciata condivisa – sia sempre meno ricambiata.
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