Politica
Quanto vale Vannacci: le sponde in Parlamento e voti rubati alla Lega. Ma da solo non può farcela
Quando una nuova forza politica, come è Futuro Nazionale di Vannacci, si affaccia alla ribalta, si vuole conoscere al più presto quanto potrà valere in termini di consenso elettorale, per iniziare a prefigurare un ipotetico parlamento futuro e le possibili alleanze tra questo novello partito e quelli già presenti nell’arena politica. Le indagini demoscopiche dei primi mesi, che testano il favore dei cittadini nei suoi confronti, restano ovviamente molto imprecise, ma le loro risposte diffuse dai media tendono a fornire i primi risultati del potenziale di quella nuova forza politica, creando talvolta false aspettative.
Vannacci ha rotto con il proprio partito di provenienza, accusato di non agire politicamente come aveva dichiarato di fare, e fondazione di una nuova formazione politica (Futuro Nazionale, appunto) per ora “indecisa” se stare dentro o fuori dal perimetro governativo, formazione che in Parlamento ha per ora l’appoggio di quattro deputati, con la recente aggiunta di Laura Ravetto. E poi, il dato che più sta a cuore ai politici tutti: quanto prenderebbe in termini di voti reali? E quanto toglierebbe alle attuali forze politiche? Le profezie dei diversi Istituti di ricerca sul risultato di Futuro Nazionale si situano oggi tra un minimo del 3% ed un massimo di poco più del 5%. I suoi voti potenziali provengono per quasi la metà da ex-elettori della Lega, per un altro 25% da Fratelli d’Italia e per il resto da astensionisti. I suoi maggiori consensi li trova nel nord del paese, nella città “medie”, né troppo piccole né troppo popolose, tra i maschi e i lavoratori autonomi, e ovviamente tra chi si colloca a destra o nell’estrema destra. Il suo appeal rimane invece molto basso tra gli studenti e i giovani.
L’alternativa ora per il generale è se presentarsi da solo alle elezioni ma con il rischio di contare poco, troppo poco per risultare decisivo, o se invece unirsi alla fine alla compagine di centro-destra, determinandone forse la vittoria sul filo di lana, ma con il rischio di appiattirsi troppo sulle forze politiche dalle quali ha voluto distaccarsi, perdendo quindi quell’appeal che potrebbe avere sull’elettorato dichiaratamente di parte. Se Vannacci decidesse di correre separatamente, il quadro generale per il centro-destra non sarebbe positivo, perché perderebbe come abbiamo visto una buona fetta di consensi; se al contrario rimanesse all’interno della coalizione, non sarebbe invece negativo, quanto meno dal punto di vista meramente elettorale, perché amplierebbe la propria offerta politica anche ad una fascia di elettorato più simile alla destra estrema di Casa Pound o di Vox, che oggi non si identifica nel governo Meloni, troppo europeista. Quest’ultima soluzione spingerebbe troppo in direzione di quella svolta sovranista che, in questi anni, Meloni ha cercato di evitare, per non inimicarsi i partner europei. Staremo a vedere gli sviluppi futuri, per capire meglio l’evoluzione di un centro-destra ancora in cerca della sua maturità politica.
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