Politica
Forza Italia e il nodo Campania: territori, leadership e una classe dirigente da ricostruire
Avverto il bisogno profondo di richiamare l’attenzione su quanto oggi sia sempre più raro, nello scenario pubblico, un dibattito politico autentico, incentrato sulle reali necessità delle comunità e non sui posizionamenti tattici dei singoli. Avremmo bisogno di una classe dirigente capace di leggere i dati senza pregiudizi, interpretare le dinamiche sociali e custodire la memoria storica dei nostri territori, esercitando uno spirito critico serio e costruttivo. È questo l’unico percorso possibile per costruire programmi credibili e offrire risposte concrete ai cittadini che vivono e lavorano nelle nostre comunità.
Forza Italia e il nodo Campania
Assistiamo invece, troppo spesso, a narrazioni parziali e distorte, utilizzate per attribuire responsabilità esclusivamente ai livelli territoriali, quando le difficoltà sono più ampie e coinvolgono inevitabilmente anche i vertici del mio partito. Per anni, all’interno di Forza Italia, sono rimasti inascoltati i segnali e le riflessioni avanzate da chi vive quotidianamente il territorio. Il nostro partito avrebbe dovuto esercitare una naturale funzione di guida dell’area moderata in Campania, promuovendo apertura e progettualità condivisa. Si è preferito, invece, percorrere una strada più chiusa e autoreferenziale, che ha finito per allontanare energie, competenze e contributi importanti.
Oggi il rischio è che si continui ad alimentare una rappresentazione poco aderente alla realtà, delegando il confronto politico a figure che conoscono poco le dinamiche di una delle province più grandi e complesse d’Italia, come quella napoletana, evitando così di affrontare le questioni vere.
Territori, leadership e una classe dirigente da ricostruire
La crisi che viviamo non riguarda soltanto i numeri o le percentuali elettorali, ma investe l’intera struttura organizzativa e politica. Nella provincia di Napoli ho dedicato un anno e mezzo di lavoro quotidiano, da coordinatore provinciale, al tentativo di ricostruire una classe dirigente credibile, valorizzando amministratori locali, quadri e militanti. È stato costruito un patrimonio politico e umano importante, fondato sull’ascolto, sulla presenza e sul rapporto costante con i territori. Un patrimonio che oggi rischia di essere disperso. Si è sviluppato, negli ultimi anni, un meccanismo logorante: chi prova a porre questioni politiche o ad avanzare proposte viene spesso isolato o considerato un problema, anziché una risorsa. Continuare su questa strada rischia di indebolire ulteriormente una tradizione politica che ha rappresentato per decenni un punto di riferimento per il mondo moderato. Non a caso, appena un mese fa, quattro parlamentari e tre consiglieri regionali hanno chiesto insieme una riflessione seria e una decisa inversione di rotta, nella consapevolezza che serva un cambio di metodo prima che sia troppo tardi.
Questo disagio interno si inserisce, peraltro, nel quadro più ampio delle difficoltà che attraversano l’intera coalizione di centrodestra in Campania. Una gestione spesso frammentata e poco condivisa dell’alleanza ci ha portati non solo alla sconfitta delle ultime regionali, ma anche a una lunga serie di battute d’arresto nelle successive competizioni amministrative. Oggi il centrodestra campano appare privo di una guida politica realmente autorevole e di una proposta alternativa capace di parlare ai cittadini. È difficile immaginare di poter recuperare consenso senza una Forza Italia forte e radicata a Napoli e nella sua provincia. Allo stesso tempo, appare evidente come il centrodestra possa tornare realmente competitivo solo attraverso un lavoro comune, fondato sulla collaborazione tra tutte le forze della coalizione e sulla valorizzazione delle migliori energie presenti sui territori. Serve uno spirito unitario, capace di mettere a sistema competenze e esperienze diverse, superando incomprensioni e logiche troppo ristrette, per costruire una proposta politica autorevole e vicina ai cittadini.
Chi ha scelto di sottovalutare questi richiami alla responsabilità eviti oggi di ridurre tutto a polemiche di giornata o a dinamiche comunicative. Il tempo della propaganda non basta più. Il consenso vero non si costruisce appropriandosi dei risultati altrui o cercando capri espiatori, ma stando tra la gente, conoscendo i territori e offrendo una presenza politica seria e riconoscibile. È questa la strada che, con convinzione, intendo continuare a percorrere ogni giorno.
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