Raffaele Nevi, deputato umbro e portavoce nazionale di Forza Italia, segue i temi economici, istituzionali e della giustizia, rappresentando una delle voci più attive e autorevoli tra gli azzurri.

La congiuntura economica internazionale preoccupa: vede segnali concreti di rallentamento imminente?
«Certamente c’è una situazione molto delicata, ma per fortuna il nostro sistema regge e tutte le azioni messe in atto dal Governo per garantire equilibrio e coerenza nelle politiche di bilancio hanno generato stabilità, fiducia e credibilità per il nostro Paese. Siamo consapevoli che occorre lavorare senza risparmiarsi per arrivare a una stabilizzazione della situazione internazionale».

Dopo l’incontro tra Trump e Xi, quali scenari geopolitici considera più realistici?
«Spero davvero che l’incontro sia stato positivo per avviare una stagione di distensione. Più si parla e meglio vanno le cose. Tajani lo sostiene da sempre. Più diminuiscono le tensioni e più il nostro Paese, che è una grande potenza esportatrice, ne trae vantaggio. Sono ottimista».

Quanto pesa oggi la Farnesina guidata da Antonio Tajani negli equilibri internazionali?
«La Farnesina non ha mai pesato così tanto dai tempi di Berlusconi. La riunione di pochi giorni fa tra Rubio e Tajani e la coalizione di oltre quaranta Paesi che abbiamo avuto l’onore di guidare per gestire le ricadute della crisi nello Stretto di Hormuz sono soltanto gli ultimi esempi di un protagonismo assoluto della Farnesina. Tutto questo nasce anche dalla grande rete di relazioni internazionali costruita da Tajani e dal suo ruolo centrale nel board del PPE. Oggi, grazie a lui, riusciamo davvero a incidere sulle scelte del PPE e quindi delle istituzioni europee».

Dopo il referendum, la riforma della giustizia resta davvero una priorità politica?
«Certamente sì. Per noi la riforma della giustizia rappresenta uno dei pilastri fondamentali della nostra azione politica, insieme all’economia. Servono riforme importanti per garantire un servizio giustizia migliore. Noi sogniamo un Paese in cui ci siano meno innocenti sotto processo e in cui ogni cittadino venga considerato innocente fino alla condanna definitiva, dopo i tre gradi di giudizio. Anche per onorare il fatto che siamo la patria di Cesare Beccaria».

Quali riforme della giustizia vedranno realisticamente la luce entro fine legislatura?
«Abbiamo molte proposte in campo per migliorare il processo penale e quello civile. Vogliamo garantire che i magistrati facciano carriera in base al merito e non all’appartenenza correntizia. E vogliamo carceri che consentano davvero la rieducazione del detenuto, senza trasformare la pena in una compressione della dignità della persona».

Il Riformista propone di discutere a proposito di una legge di tutela per l’editoria, bersagliata da frequenti azioni giudiziarie dalle Procure. Perché, secondo lei, le querele dei magistrati colpiscono così spesso i giornalisti?
«Purtroppo alcuni magistrati non accettano di essere considerati come tutti gli altri cittadini. Nessuno può osare mettere in dubbio i loro teoremi o fare inchieste, come accade in tutte le democrazie, sul lavoro della magistratura. È un atteggiamento di presunta superiorità morale che non può essere messo in discussione».

Forza Italia guarda ai congressi: quale futuro intravede per il partito?
«Vedo un futuro straordinario, perché abbiamo una classe dirigente che si rinnova continuamente e cresce anche sul piano qualitativo, persino nelle aree più difficili del Paese. Ogni giorno si allarga la nostra famiglia politica, dal Parlamento ai territori, perché tante persone scelgono Forza Italia per portare avanti quella rivoluzione liberale di cui parlava Silvio Berlusconi e che fece innamorare la mia generazione. Berlusconi ha dato rappresentanza a quel popolo silenzioso di persone serie, laboriose, che con il loro ingegno e i loro sacrifici mandano avanti l’Italia. Tajani, insieme a tutti noi, sta dando continuità a quel sogno. Elly Schlein, con Conte e Fratoianni, sta invece dando continuità al sogno di Occhetto. Per questo penso che abbiamo un grande spazio politico, soprattutto tra i moderati anche di centrosinistra».

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Ph.D. in Dottrine politiche, ha iniziato a scrivere per il Riformista nel 2003. Scrive di attualità e politica con interviste e inchieste.