Il 7 maggio 2026 la Procura di Pavia ha diramato un comunicato per annunciare la notifica dell’avviso di conclusione delle indagini ad Andrea Sempio, indagato per l’omicidio di Chiara Poggi. Stessa settimana, la Procura di Salerno — guidata da Raffaele Cantone — ha diffuso una nota congiunta con la Procura Generale per annunciare l’appello contro il proscioglimento del colonnello Fabio Cagnazzo nel caso Vassallo. Due comunicati, due casi mediatici. Perché questi e non gli altri diecimila fascicoli aperti nelle Procure d’Italia? La risposta è scomoda: non l’interesse pubblico alla giustizia, ma l’interesse del pubblico allo spettacolo.

C’è una norma che vieta questa prassi. La Direttiva UE 343/2016, recepita con il d.lgs. 188/2021, stabilisce che i comunicati delle Procure sono consentiti solo quando «strettamente necessari per la prosecuzione delle indagini o ricorrono altre specifiche ragioni di interesse pubblico». Il considerandum 18 fa gli esempi: emergenze ambientali, prevenzione di turbative dell’ordine pubblico. Non risulta che il caso Garlasco minacci l’ecosistema della Pianura padana. Non è nemmeno la prima volta per Cantone: nel 2024, quando era ancora a Perugia, il Procuratore Generale Sottani lo aveva già richiamato pubblicamente per il rischio di ledere “il rispetto della presunzione di innocenza”. Inascoltato.

Il paradosso vero, però, è un altro. Mentre le Procure comunicano a piacimento — violando i limiti europei — una parte della stessa magistratura usa le querele per imbavagliare i cronisti che quella realtà cercano di raccontare. Piero Sansonetti e Damiano Aliprandi sono stati condannati ad Avezzano per aver scritto del dossier mafia-appalti e dell’archiviazione che Scarpinato e Lo Forte firmarono nel luglio 1992, a pochi giorni dalla strage di Via d’Amelio. Aldo Torchiaro è a processo a Napoli, querelato dallo stesso Scarpinato per aver pubblicato atti parlamentari già di pubblico dominio. Non opinioni, non accuse: atti istituzionali. Per questo si finisce in tribunale. Il 7 maggio 2026 — lo stesso giorno del comunicato di Pavia su Sempio, coincidenza di un certo sadismo istituzionale — scadeva il termine per il recepimento della Direttiva europea anti-SLAPP. L’Italia non ha recepito. Ha scelto una trasposizione minimalista che copre solo i casi transfrontalieri: meno del 10% del fenomeno. La toga parla. Il cronista tace. Montesquieu insegnò che il potere senza controllo diventa dispotismo. Lo so, lo so: citarlo è retorico. Ma, d’altra parte, cos’è un comunicato stampa della Procura se non un piccolo dispotismo in forma di carta intestata? E la civiltà giuridica continua ad aspettare.

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