Le rilevazioni di Politico
Sondaggi elettorali in Gran Bretagna, inedita situazione di ingovernabilità
Se si andasse al voto oggi la Gran Bretagna si ritroverebbe di fatto in una inedita situazione di ingovernabilità. Il famoso sito Politico, specializzato in sondaggi, ha pubblicato proprio in questi giorni l’ultima rilevazione delle intenzioni di voto in Gran Bretagna con qualche amara sorpresa soprattutto per il premier Starmer. Ma non solo.
Anche il roboante Nigel Farage, che già si vedeva primo ministro, dovrà mettere in stand by le ditte di trasloco e richiudere, almeno per un po’ nelle scatole gli imballaggi. Dopo una partenza fulminante la “novità” Reform sta visivamente rallentando, impantanata da mesi intorno a un 24% delle preferenze che non è più garanzia di conquista del Parlamento. Perlomeno in solitaria. Anzi, Politico la dà addirittura in flessione. Poca cosa ma sufficiente a creare una situazione di incertezza e qualche primo nervosismo, nonostante la retorica trionfalistica che il leader neo-sovranista ostenta in ogni circostanza. A pochi punti, si piazzano a parimerito i tre contendenti: Conservatori, rinati almeno in parte con la cura Badenoch, al 17%, Laburisti e Verdi al 16%. Un misero 12% va ai Liberali, un tempo ago della bilancia della politica britannica, oggi poco più che testimoniali. Le terze vie di memoria blairiana con tutta evidenza non affascinano più. Così come l’europeismo di cui questo partito non ha mai fatto mistero. Ma in tempi di timore per l’”invasione islamica”, di croci di San Giorgio appese alle finestre e di scandali, è chiaro che i sofismi di antica scuola riscuotono tiepidi entusiasmi.
Vince la pancia, materia in cui peraltro Farage è maestro e di cui raccoglie i frutti anche Zack Polanski l’attuale leader del Green Party of England and Wales, eletto a settembre 2025. Noto per le sue posizioni radicali e per l’approccio definito «ecopopulista», Polanski sembra essere riuscito a riportare il partito, che sembrava destinato all’irrilevanza a una significativa crescita. E addirittura a strappare seggi parlamentari ai laburisti come è accaduto nella rossissima Manchester. Il resto dei partiti non pervenuto, con percentuali da partita a briscola. Una doccia gelata per laburisti e conservatori arriva dalle intenzioni di voto nel Galles dove Reform vola al 29% a pari merito con Plaid, il partito indipendentista che ha assorbito consensi dal Labour, precipitato al 13% e dai Tories, che qui non hanno mai goduto di gran fortuna, fanalino di coda addirittura all’8%. Una scoppola per Starmer considerato che questa regione era praticamente un feudo incontrastato della sinistra da decenni. Segno che il suo elettorato gli sta voltando le spalle. L’abile Sir Keir ha affrontato il coinvolgimento di Mandelson nelle vicende Epstein riuscendo ad allontanare ancora una volta le dimissioni che le opposizioni chiedevano a gran voce e che forse, in questo momento non convengono davvero a nessuno. Ma un contro sono le alchimie della politica, un altro i mal di pancia di un elettorato stanco dei giochi di palazzo. Anche l’orgogliosa Britannia, che un tempo si distingueva per stile e per i leader carismatici, oggi assomiglia tanto ad un nobile decaduto, impantanato in quegli equilibri da prima repubblica che noi italiani conosciamo così bene. E allora, God save the king!
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