Il Doge e il Generale
Stallo padano e incubo Vannacci: Salvini non Lega più. È Zaia l’unica scialuppa di un Carroccio in caduta libera
Furgiuele, appena fuoriuscito, cita Camelot. Ma è il Carroccio che ha bisogno di un nuovo Re Artù
Uno stallo alla messicana, o meglio dire – forse – uno stallo padano, quello che in queste ore sta vivendo, con una buona dose di pathos degno delle migliori tragedie, la Lega. Per tanti, un momento che da tempo sarebbe dovuto arrivare. Per il leader del Carroccio Matteo Salvini, invece, una doccia fredda. Come il Cavalier Rinaldo dell’Orlando furioso, si starà forse chiedendo in queste ore, sogno o son desto? Che la sua leadership da tempo soffrisse di una crisi di identità era sì cosa nota, eppure Salvini – a detta di tanti – in cuor suo ancora nutriva, fino a poche settimane fa, la speranza di riportare la Lega in alto, e con essa di poter lui stesso tornare popolare e in auge, magari rientrando al Viminale. Poi il patatrac: ci ha pensato Roberto Vannacci a scuoterlo dal sonno.
Tanti, troppi, i militanti o i parlamentari che dalle file della Lega se ne stanno andando. E, nel frattempo, la campagna acquisti di Futuro Nazionale sembra inarrestabile. Con l’ultimo ingresso del deputato Domenico Furgiuele – uno dei volti della Lega del Sud più noto – Vannacci ha a disposizione ben 8 parlamentari, nonché già oltre 94mila iscritti in tutta Italia. Ma chi ha creato il “mostro”? Proprio lui, Salvini, in uno dei suoi tentativi palliativi per far restare la Lega alta nei sondaggi. Il conto oggi è amaro, anzi amarissimo: il partito più storico del Parlamento è in caduta libera, sotto la soglia del 6% e tallonato dal Generale. Furgiuele ha descritto la sua uscita dalla Lega come “il momento del ritorno a Camelot”, evocando così le leggende bretoni dei Cavalieri della Tavola Rotonda. Riferimenti celtici e mitologici che un tempo furono pilastro dell’identità e della simbologia della Lega Nord di Bossiana memoria. Potremmo dire che oggi, più che mai, il Carroccio necessità di un nuovo Re Artù per togliere lo spadone di Alberto da Giussano dalla roccia. Ma Salvini è ancora convinto di essere lui, il prescelto.
Così, cerca di radunare le truppe: tra meno di un mese – il 4 e 5 luglio – raccoglierà in un “ritiro a porte chiuse” parlamentari e vertici della Lega. Location: Treviso, il feudo dell’ex governatore del Veneto Luca Zaia. Sia chiaro, non ci si aspetta nessun cambiamento radicale da questo conclave. Secondo tanti, non ci sarà nessuna svolta. Non accadrà come nel 1993 a Curno, quando Bossi per marcar la linea di totale intransigenza contro la dittatura partitocratica, lanciò il celeberrimo slogan, “La Lega ce l’ha duro!”. Molto probabilmente, il ritiro trevigiano sarà un ennesimo tentativo “alla volemose bene”, per dirla in romanesco. Ma attenzione, perché nel frattempo la tensione è già salita alle stelle e la scampagnata leghista potrebbe, chissà, anche sfumare. Mercoledì si riunirà il Consiglio Federale e all’ordine del giorno pare vi sia la tanto discussa proposta di Zaia di riformare la Lega con l’adozione del modello confederale Cdu-Csu.
L’idea è semplice: applicare il credo federalista al partito, così da poter meglio rappresentare – in un’unica soluzione politica nazionale – le tante e diverse istanze territoriali. Per Zaia, si tratta di una rivoluzione federalista, interna al Movimento, necessaria, nonché unico modo per far tornare a contare davvero la questione settentrionale – con una Lega nordista forte, costola del partito nazionale. Da Massimiliano Fedriga a Maurizio Fugatti, passando naturalmente per Alberto Stefani, tutti i governatori del Nord sono d’accordo: Zaia è il miglior interprete. Gli spetta un ruolo sì, ma quale? Questo il dubbio amletico di Salvini, che sa che a dare un simil spazio politico ad una personalità così dirompente, il rischio di abbandonare il timone è praticamente una certezza. Il Doge – con la sua popolarità, la sua storia credibile di uomo del territorio, le sue idee trasversali – è per molti l’unico che può salvare questa Lega alla deriva. L’unico, oggi, anche, in grado di rispondere a tono e sfidare il Generale.
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