Politica
Il rimpastino Meloni: Lega e Fratelli d’Italia in cerca d’autore. L’equilibrio di Barelli, Zaia, Freni e Fazio
Nessun rimpasto, aveva detto Giorgia Meloni, ma un «rimpastino» c’è stato, ed è ancora in atto. Se Federico Freni, attuale sottosegretario all’Economia, è in procinto di essere confermato dal Consiglio dei Ministri alla Consob, la commissione parlamentare che vigila sulla borsa, Maria Chiara Fazio, di Noi Moderati, sarebbe in lizza per coprire il suo posto (sottosegretario agli Affari Esteri, ndr). E ancora, se Paolo Barelli, dimissionario da capogruppo alla Camera dei Deputati di Forza Italia (al suo posto Enrico Costa) aspirerebbe alla posizione di viceministro, l’ipotesi di Luca Zaia in un ministero starebbe sfumando pian piano, come il retroscena che lo avrebbe visto alla presidenza dell’Eni.
Il silenzio regna sovrano, sia nelle chat dei politici che negli uffici dei ministeri. Anche internamente ai partiti, tutto tace: in Forza Italia nessuno si sbilancia, «troppi impegni, sono di corsa», dicono, mentre altri «sono in vari convegni». All’interno del partito fondato da Berlusconi, però, qualcosa si è mosso. Chi aveva previsto la fuoriuscita del senatore Maurizio Gasparri da capogruppo al Senato e l’arrivo di Stefania Craxi al suo posto, vista l’amicizia con Marina Berlusconi, non aveva previsto l’addio di Paolo Barelli. A lui, molto probabilmente verrà assegnato un ministero senza portafoglio (ancora non è chiaro se nel ruolo di viceministro o sottosegretario), dicono da Forza Italia. Ci sarebbe in ballo la delega all’editoria, ma è ancora tutto in via di definizione.
Quanto alla Lega, il rimbalzo tra un portavoce e l’altro è all’ordine del giorno. Luca Zaia, in questo, sembra condurre la sua carriera da solo, i suoi colleghi di partito sono all’oscuro delle sue future aspirazioni. Segno, questo, che il Doge si starebbe preparando per qualcosa di più «alto», mantenendo l’incarico di presidente del consiglio regionale del Veneto. Freni, in quota Lega, molto probabilmente approderà alla Consob, ruolo che nella precedente legislatura era stato assegnato al professor Paolo Savona. All’interno del partito nessuno smentisce, né si sbilancia. Quel che è certo è che il prossimo Consiglio dei Ministri potrebbe definire il «rimpastino» per dare il tempo agli alleati del centrodestra di arrivare compatti al 2027. L’ipotesi di Zaia in un ministero, invece, non sta in piedi: l’ex presidente della Regione Veneto starebbe, a detta di chi lo conosce, aspettando una nomina di peso e nel frattempo porterebbe avanti il mandato da presidente del consiglio del consesso veneto.
Però una nomina in questo momento fermerebbe il Doge: manca poco meno di un anno al voto per il rinnovo del Parlamento e il suo mandato non gli darebbe spazio di manovra. Detto in altri termini, Zaia non lascerebbe la sua impronta. Cosa improbabile in quanto chi lo ha visto governare per tre mandati in Veneto, conosce bene «l’impronta Zaia». Tocca a Noi Moderati lasciare sulle spine tutti i cronisti politici: Fazio, a detta di qualcuno, non sarebbe in lizza per il posto che ha occupato Silli fino al febbraio scorso. Allo stesso tempo, però, quel posto spetterebbe a Noi Moderati, secondo il partito fondato da Maurizio Lupi. E questo particolare non deve lasciare indifferenti gli osservatori: se Matteo Renzi ha fatto cadere il Governo Conte II con un pugno di voti, Noi Moderati tiene sulle spine l’intero arco parlamentare per la nomina del sottosegretario agli Affari Esteri. Un peso non da poco. Insomma, se la Lega per il momento sta serrando i ranghi e si sta preparando per la manifestazione di oggi a Milano, occasione in cui Matteo Salvini ospiterà i patrioti d’Europa, Forza Italia deve decidere che direzione prendere, avendo messo in panchina gli «uomini di Tajani». Intanto Noi Moderati temporeggia e Fratelli d’Italia rimane il primo partito.
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