La 'guerra rapida' di Trump
La pace Iran-Usa e la certezza di Israele: “Nessun vincolo, resteremo in Libano, Gaza e Siria. Non siamo una repubblica delle banane”
Una pace, o presunta tale, siglata tra Usa e Iran dopo quella che, a fine febbraio, era stata presentata come una “guerra rapida“. Un accordo siglato dopo una lunga trattativa. Quattordici punti, la riapertura dello stretto di Hormuz fondamentale, a detta degli analisti, per risolvere la crisi energetica e la stretta di mano in programma a Ginevra, in Svizzera, venerdì 19 giugno. Un accordo annunciato in maniera roboante da Trump (“Navi del mondo, accendete i motori”) ma che ha già basi poco solide.
A chiarirlo ancora un volta è l’alleato principale degli Stati Uniti in Medio Oriente, ovvero Israele al centro di una vera e propria guerra esistenziale e in lotta su più fronti da decenni. Il primo ministro Benjamin Netanyahu ha ribadito a Donald Trump che Israele non si ritirerà dal Libano e che non si considera vincolato dalla clausola contenuta nell’accordo in via di definizione con l’Iran, lasciando intendere che a Beirut le Forze di Difesa Israeliane manterranno le posizioni attualmente occupate e continueranno a operare per contrastare le minacce dell’organizzazione sciita.
Pace Iran-Usa, Israele: “Non siamo repubblica banane”
A cristallizzare l’indipendenza di Israele dall’alleato occidentale è il ministro per la sicurezza nazionale Itamar Ben Gvir, secondo cui l’accordo Usa-Iran “non vincola Israele” che è “una nazione indipendente e sovrana” e “non è subordinata agli Stati Uniti”. L’obiettivo del governo è “garantire la sicurezza agli ebrei nella terra d’Israele” aggiunge Ben Gvir che rilancia: “Ogni volta che ci siamo arresi alla pressione internazionale a scapito della sicurezza di Israele, abbiamo pagato un prezzo in sangue con gli interessi. Lo è stato negli Accordi di Oslo, lo è stato nell’accordo in Libano nel 2006, e lo è stato in tutto il periodo di contenimento a Gaza che ci è esploso in faccia”. Nel ribadire la gratitudine a Trump e agli Stati Uniti, Ben Gvir ricorda che “lo Stato di Israele non è una repubblica delle banane“.
“La mia posizione è chiara: non siamo parte di questo accordo che non tutela la nostra sicurezza, e non ci vincola in alcun modo” continua il ministro, “Non dobbiamo compromettere su meno dello smantellamento di Hezbollah, non dobbiamo ritirarci da nessun territorio conquistato e ripulito dalle nostre forze dalle infrastrutture terroristiche, non dobbiamo tornare a una situazione in cui migliaia di terroristi siedono sulle recinzioni degli insediamenti del Nord, e certamente non dobbiamo tacere nemmeno per un momento di fronte a un fuoco diretto contro lo Stato di Israele”.
“Rimarremo in Libano, Siria e Gaza”
Concetto ribadito anche da Israele Katz, ministro della Difesa. “Il primo ministro Benjamin Netanyahu ed io stiamo portando avanti una politica chiara che stabilisce che le Forze di Difesa israeliane (Idf) rimarranno nelle zone di sicurezza in Libano, Siria e Gaza, senza alcun limite di tempo, per proteggere, da lì, il confine e le comunità israeliane dagli elementi jihadisti”, ha detto Katz al quotidiano “Times of Israel”. Le zone di sicurezza saranno “sgomberate dai residenti locali e tutte le infrastrutture terroristiche sia in superficie che nel sottosuolo, nonché le case nei villaggi lungo la linea di contatto che fungevano da avamposti terroristici, saranno distrutte”, ha aggiunto il ministro israeliano.
“Un accordo con l’Iran è negativo per Israele e per l’intero mondo libero. Punto. La campagna congiunta ha ottenuto numerosi risultati nell’indebolire l’Iran e questi successi non andranno perduti. Dovremo continuare la lotta per la caduta del regime con le nostre forze e attraverso mezzi creativi, assicurandoci che l’Iran non disponga mai di armi nucleari”. A scriverlo su X è il ministro israeliano di ultradestra Bezalel Smotrich. “Nessuno tra coloro che si considerano candidati alla carica di primo ministro sarebbe in grado di sopportare nemmeno il dieci per cento della pressione che in questi giorni viene esercitata sul governo israeliano e, soprattutto, sul suo capo. In Libano saremo messi alla prova”, ha aggiunto. “Questa è la nostra guerra, i nostri combattenti e la sicurezza immediata dei nostri cittadini del nord. Continuerò a operare affinché restiamo fermi sulle nostre posizioni e per consentire alle Forze di Difesa Israeliane (Idf) piena libertà d’azione nel proseguire l’allontanamento di Hezbollah dalla zona di confine”, ha concluso Smotrich.
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