La risposta di Donald Trump all’Iran è arrivata. E il presidente degli Stati Uniti ieri ha promesso di continuare a colpire finché non sarà raggiunto un accordo. Dopo aver dichiarato che gli Usa dovevano “necessariamente” reagire all’abbattimento dell’elicottero Apache sullo Stretto di Hormuz (che non sia se sia stato abbattuto volontariamente o per errore), il presidente ha ordinato una serie di attacchi lungo la costa meridionale dell’Iran. E ieri, The Donald ne ha anche annunciati di nuovi.

Ai microfoni di Fox News, Trump ha confermato che era vicino a ordinare altri bombardamenti contro infrastrutture iraniane, per colpa dei ritardi di Teheran nel raggiungere l’intesa. “Li attaccheremo duramente, eravamo molto vicini a un accordo, ma continuavano a prendere tempo, a prenderci in giro” ha detto poi il tycoon, rispondendo alle domande dei giornalisti alla Casa Bianca. “L’accordo è completamente negoziato”, ha avvertito The Donald, gli iraniani “devono solo iniziare a firmarlo”. Mentre sul social Truth, il presidente ha scritto che “l’Iran è solo chiacchiere e niente fatti”. “Il bullo del Medio Oriente è morto! Hanno impiegato troppo tempo per negoziare un accordo che sarebbe stato ottimo per loro, ora dovranno pagarne il prezzo”, ha tuonato il capo della Casa Bianca, sottolineando che “l’esercito iraniano è un disastro totale. Gran parte di esso, come la Marina e l’Aeronautica, non esiste nemmeno più: è stato completamente sconfitto”.

Il problema però è che sicuramente questo è stato colpito pesantemente. Di certo, la Marina convenzionale e l’aeronautica non rappresentano una minaccia paragonabile alla potenza di fuoco Usa e quella israeliana. Tuttavia, la rappresaglia americana ha certificato che la vera forza di Teheran, rappresentata dalla guerra non convenzionale e dai missilistici, non si è esaurita. In risposta ai raid americani, i Pasdaran hanno di nuovo colpito obiettivi Usa in Bahrein, Giordania e Kuwait. E per i Paesi del Golfo, questo è un ulteriore campanello d’allarme sul fatto che in questo stallo sono ormai costantemente nel mirino dei Guardiani della Rivoluzione. L’Iran ha anche detto che quegli Stati hanno la “responsabilità legale e morale” di fermare gli attacchi Usa. Mentre sul fronte israeliano, ieri le Israel defense forces hanno ammesso che un missile lanciato dall’Iran ha danneggiato la base aerea di Ramat David, non lontano da Haifa. Secondo alcuni resoconti, sembrerebbe che l’aeroporto non sia stato colpito direttamente da un missile balistico, ma dai suoi frammenti una volta intercettato. Tuttavia, il segnale lanciato dai Pasdaran è che l’arsenale missilistico è sempre pronto a rappresentare un pericolo per tutta la regione. Mentre le milizie disseminate in Medio Oriente possono ancora diventare un problema per tutti, come dimostrato anche dall’ultimo attacco di un barchino (forse Houthi) contro un cargo che navigava nel Golfo di Aden.

Di fronte a questo scenario, Trump si trova in una posizione complicata. La reazione all’abbattimento dell’elicottero ha messo in dubbio la sua volontà di mantenere il cessate il fuoco. Di fatto, con gli ultimi scambi di attacchi tra Iran, Israele e Stati Uniti, la tregua è saltata. “Qualsiasi aggressione riceverà una risposta decisa e immediata” ha avvertito ieri il presidente del Parlamento iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf. Ma allo stesso tempo, da Washington continuano ad arrivare anche segnali di volere raggiungere il prima possibile un accordo. Lo stesso Trump, di fatto, ha detto di bombardare l’Iran perché ritarda nel negoziato. Ieri, si è di nuovo messo in moto il Qatar, che ha mandato i suoi inviati a Teheran dopo avere sentito le controparti americane. L’obiettivo, come ha riportato la Cnn, è quello di “colmare le lacune rimanenti”, finalizzare l’accordo tra i due governi ed evitare che l’escalation di tensioni faccia riesplodere il conflitto. All’interno dell’amministrazione americana c’è chi crede che questi attacchi non faranno saltare le trattative. Ma intanto, la basi Usa nel Golfo sono state in stato di massima allerta.