Secondo Volodymyr Zelensky, la Russia si starebbe preparando a un’offensiva nel nord dell’Ucraina. Il presidente ha parlato di sviluppi pericolosi nella zona tra Chernihiv e Kiev. Ieri, il ministero della Difesa russo ha annunciato anche di avere conquistato il villaggio di Volokhovskoye, nella regione di Kharkiv. E mentre i missili del Cremlino continuano a colpire le città ucraine e i droni di Kiev proseguono i loro raid in territorio russo prendendo soprattutto di mira raffinerie e depositi di petrolio, l’impressione è che bisognerà attendere due o tre mesi prima di un tavolo negoziale.
Come ha scritto Ukrinform, è questo l’arco temporale immaginato dal consigliere dell’ufficio di presidenza ucraino Serhii Leshchenko, secondo cui la disponibilità di Mosca a trattare tornerà “quando la situazione al fronte inizierà a peggiorare”. La speranza di Kiev è legata a quanto i suoi droni, arrivando fino ai grandi centri urbani russi, riusciranno a fiaccare l’opinione pubblica.

E se la situazione sul campo appare complessa, il lavoro della diplomazia, tra blocchi e tentativi di dialogo, rimane estremamente attivo. Da una parte, l’Ucraina continua a ricevere il supporto dei cosiddetti Volenterosi. Ieri, l’ufficio del primo ministro britannico Andy Burnham ha confermato che il premier ha discusso con il presidente francese Emmanuel Macron e con il cancelliere tedesco Friedrich Merz del supporto per Kiev. E in questo, Burnham è in perfetta linea di continuità con il predecessore Keir Starmer. Sull’altro lato del fronte, invece, la Russia ha blindato ancora una volta l’asse con la Corea del Nord, fucina di soldati e munizioni in cambio di cibo, tecnologie militari, forniture energetiche e denaro. Dopo l’incontro a Mosca tra il ministro degli Esteri Sergei Lavrov e l’omologa nordcoreana Choe Son Hui, gli osservatori ritengono anche che si stiano rafforzando le possibilità di un viaggio in Russia del leader Kim Jong-un. E mentre Vladimir Putin vuole rafforzare questo rapporto instaurato con il dittatore asiatico, allo stesso tempo sembra sia sorto un curioso canale diplomatico “ombra” con alcuni funzionari europei, in particolare della Germania.

Il presidente dell’Azerbaijan, Ilham Aliyev, ha infatti confermato che nei giorni scorsi, a Baku, “senza che ne fossimo a conoscenza”, si sono incontrati ex alti funzionari tedeschi e russi. Dichiarazioni fatte mentre Aliyev era a Berlino in conferenza stampa con il cancelliere Merz. Secondo alcune indiscrezioni, nel gruppo di vecchi uomini dell’establishment tedesco c’erano anche l’ex capo della Cancelleria sotto Angela Merkel, Ronald Pofalla, e l’ex presidente del Brandeburgo, Matthias Platzeck. Non ci sono notizie di ulteriori nomine, ma non è un mistero che una parte della vecchia nomenclatura tedesca abbia avuto e continui avere buoni rapporti con la Russia.

E la notizia di questo misterioso canale di dialogo arriva mentre dagli Stati Uniti si ricomincia a parlare di un possibile viaggio a Mosca del direttore dell’Fbi Kash Patel. Secondo Politico, la visita dovrebbe avvenire a metà ottobre, con una tappa anche a San Pietroburgo, e per ora i contatti sarebbero avvenuti solo tra Patel e il direttore dello Fsb russo. L’ultimo direttore del Bureau ad avere visitato ufficialmente la Russia è stato Robert Mueller nel 2013. Ma questo viaggio potrebbe confermare la volontà di Donald Trump di riattivare la mediazione americana. Viaggio che arriverebbe proprio dopo i tre mesi paventati da Leschenko e in prossimità delle Midterm.