Ambiente
Più alberi, meno asfalto (che restituisce il caldo): così Milano può abbassare la temperatura di 4 °C
Tra un quartiere cementificato e un’area vegetata dello stesso comune corrono 4,2 gradi. È la misura dell’isola di calore milanese, e non è una stima teorica: è il differenziale che i rilevamenti registrano quando l’anticiclone si stabilizza sulla pianura padana e l’asfalto restituisce di notte l’energia accumulata di giorno. Nelle vie strette del centro, prive di alberature e di ventilazione, i termometri al suolo superano regolarmente di due o tre gradi i valori ufficiali delle stazioni meteorologiche, che per convenzione vengono collocate all’ombra, su prato, a due metri d’altezza. La temperatura percepita, con l’umidità tipica della valle del Po, arriva a sfiorare i cinquanta.
Cambiare i tetti
Il verde è la variabile che decide da che parte della soglia si vive. Il Piano di governo del territorio fissa l’obiettivo di 45 metri quadrati di flora urbana per abitante entro il 2030. L’ultimo dato comunale, aggiornato su base Istat, si ferma a 18,8: un anno prima erano 18,9. Non è una crescita lenta, è un arretramento. Sul fronte delle coperture il quadro è simile: il 44 per cento circa dei tetti milanesi è compatibile con il verde pensile, ma solo il 3 per cento lo ha realizzato, poco più di 75mila metri quadrati su oltre tredici milioni disponibili.
Servono nuovi alberi
Il Piano Aria e Clima prevede 220mila nuovi alberi sul territorio comunale entro il 2030, con priorità agli edifici scolastici collocati nelle zone a più alta vulnerabilità sociale, destinati a funzionare come centri di raffrescamento per anziani e bambini durante le ondate. È la parte più intelligente del progetto, ed è anche quella di cui si parla meno. Sopra questo livello agisce ForestaMi, nato nel 2018 da una ricerca del Politecnico e diventato fondazione nel 2025: tre milioni di alberi entro il 2030 nell’intera Città metropolitana. Il numero ha fatto il giro d’Europa. Meno noto è il dettaglio della geografia: la gran parte delle piantumazioni non avviene dentro Milano, ma nelle aree periurbane dell’hinterland — terreni agricoli, margini infrastrutturali, aree di compensazione. Ed è tecnicamente inevitabile, in una città costruita fitta e attraversata da sottoservizi ovunque. Solo che il racconto pubblico ha promesso alberi ai milanesi, e gli alberi sono cresciuti a Gessate.
I numeri
Che la scala giusta sia quella metropolitana lo dimostrano i cantieri più concreti. La Città metropolitana ha messo a dimora oltre 62mila tra alberi e arbusti su 62 ettari distribuiti in 19 comuni, con quasi tre milioni di euro di fondi Pnrr e una densità di mille piante per ettaro. Il progetto «Città metropolitana spugna» porta mezzo milione di metri quadrati di superfici drenanti, duemila alberi e trentaduemila arbusti in trentadue comuni: piazze depavimentate, suoli che assorbono le bombe d’acqua invece di scaricarle in fognatura, giardini di prossimità. Sono numeri seri. Ma restano interventi paralleli, ciascuno con la propria fonte di finanziamento e il proprio calendario, in assenza di una regia che li tratti come un’unica infrastruttura climatica. Il Pnrr, che ne ha finanziata buona parte, ha scadenze rigide e non prevede la manutenzione: piantare è un investimento, mantenere è una spesa corrente, e le due voci abitano bilanci diversi. Una piantina forestale messa a dimora a mille esemplari per ettaro ha bisogno di irrigazione per anni, e una quota consistente non arriverà all’età adulta. Nel conteggio pubblico, però, entrano tutte.
Bisogna adattarsi veramente
C’è poi una questione di sequenza. L’ombra di un albero adulto abbassa la temperatura al suolo in modo misurabile, ma il tiglio piantato oggi produrrà quell’effetto tra dieci o quindici anni. Le ondate di calore, nel frattempo, si presentano ogni estate. Significa che la forestazione è una politica necessaria e insufficiente: accanto servono misure che agiscono subito — tende, pergole, fontanelle, depavimentazione dei cortili scolastici, apertura di spazi climatizzati di prossimità nei quartieri a maggiore fragilità, climatizzazione sistematica di centri anziani. Sono interventi poveri, poco spendibili in conferenza stampa, e forse per questo cronicamente sottodimensionati. Il paradosso milanese è tutto qui: l’amministrazione parla da anni il linguaggio dell’adattamento, e intanto il metro quadrato di verde per abitante scende. Nei quartieri densi e poveri di ombra — quelli dove il condizionatore è un lusso e il cortile è una piastra d’asfalto — la differenza tra il piano e la città reale si misura in gradi. E, come mostra la statistica sanitaria, in salute.
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