La vicenda di Roggero ci pone di fronte a un interrogativo drammatico che va ben oltre la cronaca nera: dove finisce la legittima difesa e dove inizia la giustizia sommaria? Quando una persona viene colpita alle spalle mentre tenta la fuga, o finita mentre è a terra – in una dinamica che ricorda più un’esecuzione che un atto di legittima difesa – il concetto giuridico di “pericolo imminente” viene stravolto. Non siamo più di fronte a chi difende la propria vita, ma a chi si fa giustiziere. Accettare questa deriva significa spalancare le porte a un moderno “Far West”, dove la vita umana perde il suo valore sacro in nome di una presunta giustizia fai-da-te.

Quei valori dimenticati dalla politica

È inquietante osservare come la destra cavalchi in modo cinico e spregiudicato simili episodi. C’è un’evidente ipocrisia: si sbandiera il Rosario (come ha fatto Salvini in alcune sue manifestazioni) e ci si proclama difensori dei valori cristiani, per poi sostenere azioni che calpestano l’humanitas e la pietas, fondamentali valori cristiani. Inseguire “la pancia del Paese” con la retorica del giustizierismo, pur di recuperare consenso in un momento di disaffezione elettorale, significa smascherare una natura politica che antepone l’opportunismo alla tutela del valore supremo della vita.

Le pressioni politiche

A completare questo quadro di irresponsabilità politica e morale si aggiunge l’iniziativa improvvida del ministro Nordio sulla questione della grazia. Annunciare l’avvio di un’istruttoria come se la decisione dipendesse dal dicastero di Via Arenula non è solo un errore di forma, ma uno strappo istituzionale che ha costretto il Presidente della Repubblica a intervenire per ribadire le proprie prerogative costituzionali. Ciò che risulta davvero grave, però, non è solo la gaffe procedurale, quanto la pressione indebita esercitata sul Capo dello Stato. Trascinare il Quirinale nel mezzo di un polverone mediatico significa costringere la più alta carica dello Stato a confrontarsi con una scelta che dovrebbe seguire un iter tecnico, sobrio e riservato. Utilizzare una questione così delicata per strizzare l’occhio a una parte del proprio elettorato significa non avere rispetto né per la Costituzione né per il suo Garante. Far assurgere Roggero (che vanta peraltro nel suo curriculum una condanna per aver minacciato con la pistola il fidanzato della figlia e i suoi genitori) a “eroe moderno”, e addirittura pretendere la grazia come per rimediare a un’ingiustizia, è una delegittimazione delle istituzioni democratiche.

L’assenza di visione

La verità è che è solo un modo per fornire un alibi al governo per aver fallito sul piano della sicurezza pubblica. È evidente un’assenza di visione strategica. Inasprire le pene o introdurre nuovi reati è una risposta velleitaria e storicamente inefficace, che serve solo alla propaganda ma non risolve i problemi. Per contrastare davvero la criminalità, il governo dovrebbe investire sull’intelligence, sugli strumenti tecnologici e, soprattutto, rafforzare e potenziare la capacità delle forze dell’ordine di occupazione del territorio per garantire un intervento preventivo.

Addio logica barbara

Dire ai cittadini “difendetevi da soli” non è un atto di coraggio: è una resa dello Stato. Se le istituzioni abdicano al loro compito primario di garantire la sicurezza, si va verso un declino sociale e morale irreversibile. La politica ha il dovere di riportare il tema della giustizia nelle aule dei tribunali, sottraendolo alla logica barbara della vendetta privata. Chi oggi inneggia al giustiziere di turno farebbe bene a ricordare che la civiltà di un Paese si misura proprio dalla capacità di restare fedele alle proprie leggi, anche e soprattutto quando la rabbia vorrebbe sostituirle con il sangue.

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Nato a Brindisi nel '47. Avvocato. Deputato dal 1987 al 1996 X, XI, XII Legislatura. Sottosegretario di Stato per Il Ministero dei Lavori Pubblici dal 1996 al 2001. Gruppo Parlamentare PCI-PDS-Progressisti. Ha fatto parte delle Commissione parlamentare Giustizia di cui è stato Vicepresidente, Ambiente e Affari Costituzionali. E' stato componente della Commissione Antimafia e della Giunta per le autorizzazioni a procedere per tutta la durata del mandato. E’ stato protagonista della riforma degli appalti e del sistema di qualificazione. Da Aprile 2003 al 9 dicembre 2021 è stato Presidente della SAT – Società Autostrada Tirrenica. E’ autore del Manuale del Diritto dei Lavori Pubblici – Giuffrè Editore 2001.