Stimolato dall’interesse suscitato dalla prima puntata (ospitata da Il Riformista) del soggetto immaginario che mi sono inventato di sana pianta per passare dalla saggistica alla letteratura giallo/noir, mi accingo a continuare il racconto come mi ero ripromesso di fare. Riassumo brevemente la prima puntata. In un Paese immaginario, che ho chiamato Terra di Nessuno, è al potere una cricca autoritaria e intrallazzona – infiltrata da organizzazioni criminali e al soldo dell’industria delle armi – che viene contestata da un’opposizione vigorosa ormai prossima a una vittoria elettorale che libererà la società dalle odiose prevaricazioni. Tra i campioni di questa opposizione libertadora c’è un giornalista di inchiesta che, col suo programma televisivo, svela le malefatte della cricca al potere. La popolarità di cui gode è anche la sua sicurezza; al pari di un valoroso gladiatore d’altri tempi, è idolatrato dal popolino governato con la politica delle tre F: farina, feste, forca (che è poi soltanto gogna mediatica).

Il potere capisce che c’è un solo modo per liberarsi di lui: sputtanarlo, dimostrando che le sue inchieste sono farlocche. Così, attraverso i Servizi segreti, il governo della fame, del freddo e della paura gli prepara una trappola inducendolo a dare notizie inesistenti. Come reazione, il giornalista – sentendosi in difficoltà col suo pubblico – si fa convincere da un amico border line a inscenare un attentato dinamitardo da presentare come avvertimento e reazione della malavita criminale e politica alle sue inchieste. Ma l’amico border line incaricato dell’operazione si rivolge a bombaroli di seconda mano che non solo esagerano con l’esplosivo, ma lasciano dietro di sé tante tracce da farsi beccare dagli inquirenti, i quali riescono persino a risalire al mandante. Il giornalista, per timore che l’amico, messo alle strette, racconti tutto, diventa – a sorpresa – il suo più accanito difensore.

Caso Ranucci, il romanzo continua: quando gli inquirenti si spingono oltre

Qui inizia la seconda puntata. Mi sono trovato a dover decidere come portare avanti questa storia, le cui tappe future, essendo inventata, dipendono dalla mia fantasia. Avevo un filone narrativo già tracciato da seguire, che mi portava a una narrazione scontata: gli inquirenti scoprono (a loro basta fare 2+2) la congiura e rinviano a giudizio tutti i protagonisti e gli esecutori. Ma sembrava una conclusione banale, già intuita dai lettori (come il maggiordomo assassino). Ecco allora la svolta narrativa (ispirata a “Il contesto” di Leonardo Sciascia). Gli inquirenti fanno anch’essi parte delle forze che osteggiano la cricca al potere e lavorano per la sua caduta. Per questi motivi stanno dalla stessa parte del giornalista di inchiesta, ma non erano a conoscenza dei rapporti di amicizia esistenti tra la vittima e il (per loro) presunto carnefice. Così si fanno carico della delicatezza della situazione in cui, involontariamente, hanno messo il coraggioso conduttore. Diversamente dalla solita linea di condotta a cui sono solite ricorrere le procure della Terra di Nessuno – e cioè indicare un colpevole per poi cercare qualche straccio di prova a conferma – in questa circostanza gli inquirenti fanno di tutto per scagionare il presunto mandante, addirittura senza trarre le conseguenze, in termini di ulteriori indagini di routine, delle accuse gravi che hanno incautamente rivolto al “compagno di merende” (nel nostro caso “commensale di spigole”) del giornalista. Per ora mi fermo qui, sorpreso della capacità di fantasticare di storie tanto assurde da non essere credibili.