«Forza Mario!», twittava il vicepremier Salvini, mentre il Generale Vannacci, a petto nudo su un palco, proclamava: «Siamo tutti Mario Roggero». La Cassazione, meno teatralmente, ha rigettato il ricorso: condanna definitiva a 14 anni e 9 mesi per il gioielliere di Grinzane Cavour che il 28 aprile 2021, rapinato nel suo negozio, uscì in strada e sparò ai rapinatori ormai in fuga, uccidendone due e ferendone un terzo. I giudici di merito erano stati netti: quando partirono i colpi, l’aggressione era «totalmente conclusa», i banditi stavano salendo in auto, nessun pericolo incombeva più.

È il punto che i cantori del Far West fingono di non capire. La legittima difesa è un diritto antico ed essenziale — lo riconosceva già San Tommaso, e prima di lui il diritto romano col vim vi repellere licet — ma vive solo dentro i suoi limiti strutturali, come insegna Luzón Peña: pericolo attuale, reazione in continenti, non ex intervallo.

Oltre quella soglia non difende più nulla: vendica. Nemmeno la riforma del 2019 ha abolito l’attualità del pericolo, e nemmeno l’Europa soccorre gli sceriffi: l’art. 2 CEDU tollera la forza letale solo se assolutamente necessaria contro una violenza illegale. E non si invochi l’America delle pistole facili: perfino lì la castle doctrine copre chi spara in casa propria, non chi insegue in strada, e gli stand your ground esigono comunque un pericolo imminente. Quando il rapinatore fugge, il pericolo è finito ovunque: dal Texas a Grinzane Cavour.

Comprendiamo l’esasperazione di chi subisce rapine su rapine: ma la risposta è uno Stato che presidia il territorio, non un cittadino lasciato solo con la pistola. Perché una reazione fuori tempo non è una reazione: è un’esecuzione. L’ironia finale la regalano i difensori: dopo tanta retorica da frontiera, ora un possibile ricorso a Strasburgo. Benvenuti in Europa: scopriranno che la prima vita protetta dalla Convenzione è quella umana. Anche quella di un rapinatore in fuga con buona pace anche del ministro della Giustizia Carlo Nordio che, avviata l’istruttoria per la richiesta di grazia a Roggero, è stato richiamato dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella, costretto a ricordare all’inquilino di via Arenula che la grazie “è facoltà esclusiva del Capo dello Stato”.

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