Corrado chi è? È l’enigma dell’estate. Un nome senza cognome, depositato nei brogliacci delle intercettazioni della banda accusata di avere collocato, il 16 ottobre scorso, l’ordigno sotto l’automobile della figlia di Sigfrido Ranucci. Un vero rebus, sul quale sono state fatte circolare tante ipotesi — alcune fantasiose, altre forse interessate — da mandare in confusione persino chi indaga. Eppure la risposta linguistica, prima ancora che investigativa, non è poi così difficile. Che cosa rappresenta il nome Corrado, pronunciato da solo, per gli italiani? Non serve l’intelligenza artificiale. Basta domandarlo a una nonna, a uno zio, a chiunque abbia conosciuto un po’ di televisione.

Corrado è il volto della Rai

Corrado è Corrado Mantoni. Per antonomasia. Il volto della prima serata Rai. Certo, accanto a lui c’erano Pippo Baudo ed Enzo Tortora, nel podio della tv italiana. Ma Corrado possedeva una peculiarità: il nome bastava. Corrado era Corrado, come Mina era Mina e Totò era Totò. Romano, popolarissimo già dagli anni Cinquanta, Corrado fu anche protagonista di un grave incidente automobilistico nei pressi di Santa Marinella. Una coincidenza che, dentro una conversazione allusiva, potrebbe aver alimentato un soprannome. Potrebbe: perché la linguistica suggerisce, ma non condanna; interpreta, ma non identifica penalmente nessuno.

Sarà capitato a tutti di assegnare a un amico il nome di un personaggio celebre. Chiamiamo Maradona il più bravo del calcetto, Pavarotti quello che parla con un volume incompatibile con la vita condominiale, Einstein chi risolve un problema prima degli altri. Non perché crediamo di trovarci davanti alla reincarnazione del campione, del tenore o dello scienziato. Il nome diventa una categoria, una qualità, una caricatura.

Il soprannome più vero del nome

Il fenomeno ha una definizione precisa: antonomasia vossianica. Non è una malattia esotica, ma un meccanismo linguistico studiato dal filologo olandese Gerardo Giovanni Vossio. Consiste nell’usare il nome di una personalità nota per indicare chi ne riproduce, in piccolo, una caratteristica. È un’abitudine diffusa nell’italiano colloquiale e particolarmente fertile a Roma e nel Centro-Sud, dove il soprannome è spesso più vero del nome anagrafico.

Dunque, nel vocabolario dell’italiano medio, chi può essere “Corrado”? Un conduttore televisivo. Un volto noto della Rai. Un uomo di spettacolo tanto riconoscibile da non avere bisogno del cognome. Non è una prova, naturalmente: non si giudica per figure retoriche. Ma le parole hanno memoria e i soprannomi raramente nascono dal nulla. Resta da capire chi, oggi, ne interpreti la parte.

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Ph.D. in Dottrine politiche, ha iniziato a scrivere per il Riformista nel 2003. Scrive di attualità e politica con interviste e inchieste.