L’unico dato certo è che le navi sono ferme. Ma sul destino dello Stretto di Hormuz, i punti interrogativi restano. Donald Trump ha imposto il blocco navale ma ha fatto marcia indietro sui pedaggi. Mentre l’Iran spera di usarlo come la sua vera arma strategica, per decidere gli equilibri economici dell’intera regione. Secondo l’agenzia di stampa iraniana Fars, il traffico attraverso lo Stretto è completamente paralizzato. Lo stesso sito di tracciamento marittimo Marine Traffic è riuscito a rilevare il passaggio di sole 10 navi. Per Teheran, l’intelligence della Repubblica islamica è l’unica forza capace di controllare lo Stretto e accusa le compagnie di navigazione di disattivare i sistemi di navigazione per solcare la rotta meridionale evitando le forze di Teheran. Secondo la Persian Gulf Authority, la nuova autorità istituita dall’Iran per supervisionare Hormuz, dalla firma del memorandum a oggi, “più di 200 navi non iraniane hanno coordinato” con Teheran il loro transito nello Stretto. E se la Repubblica islamica spera che questo meccanismo si strutturi in qualcosa di definitivo, a tenere banco è soprattutto il blocco imposto da Trump e i suoi piani per il futuro. Dopo che il presidente degli Stati Uniti ha ordinato lo stop alla navigazione da e verso l’Iran, nella comunità internazionale è scattato un nuovo allarme.

La guerra prosegue

Il blocco può essere il volano di una nuova guerra aperta con il rischio di coinvolgere direttamente Israele e tutti gli Stati del Golfo. Gli ultimi bombardamenti Usa e i lanci di missili e droni dei Pasdaran verso Kuwait, Bahrein, Qatar, Emirati Arabi Uniti e Giordania lo confermano. Ma ad avere destato la preoccupazione delle petromonarchie e dei loro clienti è stata soprattutto l’idea di The Donald di imporre un pedaggio del 20% su tutti i carichi. Un’ipotesi che ha visto l’immediata reazione negativa delle Nazioni Unite, dell’Unione europea e di tutti gli Stati interessati a evitare che gli stretti internazionali diventino dei colli di bottiglia a pagamento. Ma questo scenario è stato anche ampiamente criticato negli States, tanto che il New York Times ha ricordato che questa iniziativa avrebbe ampiamente contraddetto le dichiarazioni del vicepresidente JD Vance e del segretario di Stato Marco Rubio. Entrambi si sono spesi con i partner arabi per assicurarli che nessuno avrebbe mai imposto pedaggi. Tantomeno gli Usa. E così, come spesso accade, anche questa volta il tycoon ha cambiato idea.

Il commento

Sul social Truth, Trump ha scritto che dopo colloqui “molto proficui” con i leader del Medio Oriente, ha scelto di “sostituire il rimborso del 20% agli Stati Uniti con accordi commerciali e di investimento che i vari Stati del Golfo stipuleranno con gli Usa”. “Vedremo fabbriche, impianti e attrezzature affluire negli Stati Uniti a livelli storici, il che creerà ulteriori milioni di posti di lavoro americani altamente retribuiti!”, ha continuato The Donald, concludendo con i suoi (ormai tradizionali) slogan sulla vittoria dell’America e sul fatto che “l’Iran non avrà mai un’arma nucleare”.

I nodi strategici

I nodi strategici, tuttavia, restano ancora da sciogliere. Ieri Trump, incontrando il premier iracheno Ali al-Zaidi a Washington, ha annunciato che i militari americani lasceranno il Paese mediorientale perché “l’Iran è stato molto destabilizzato” e ormai non rappresenterebbe più un problema. Ma nella regione, la tensione resta alta e l’ottimismo del tycoon non sembra convincere le altre forze. A Teheran, il rischio che prevalga la linea dura sia nei confronti dei vicini che del futuro accordo con gli Stati Uniti è molto alto. Ieri, 180 deputati hanno chiesto che venga rescisso il memorandum d’intesa e di “perseguire la vendetta” contro gli Usa.

Lo striscione

In Iran continua a crescere il sentimento nazionalista e la retorica delle frange più radicali, capitanate dai Guardiani della Rivoluzione. Nel centro di Teheran è apparso un grande striscione con l’immagine della Casa Bianca in fiamme e delle bare dei parenti di Trump e Benjamin Netanyahu. E dopo la minaccia di The Donald di attaccare il sito nucleare di Pickaxe Mountain, una fonte iraniana alla Cnn è stata chiara: “La nostra sarebbe una risposta devastante”.