Le parole incendiarie di Giuseppe Conte, da Napoli, sembrano essere state scritte a Mosca. «La minaccia russa è stata costruita per farci comprare armi». Lo ha detto davvero. E lo hanno sentito, obtorto collo, tutti gli esponenti del centrosinistra. Che con queste suggestioni, tradotte dal cirillico, devono fare i conti. C’è un Roberto Vannacci filorusso a destra, c’è un Roberto Vannacci filorusso a sinistra, solo che si firma Giuseppe Conte. Tra i due il feeling c’è. E si vede. «È buon senso, non ci sono stati contatti prima. Semplicemente sono quattro anni che votiamo la stessa cosa», dice il Generale. Mosca ringrazia. La politica italiana un po’ meno. Per prima si fa sentire l’area riformista ed europeista.

A rompere il silenzio è Pina Picierno, vicepresidente del Parlamento europeo, Spazio Pubblico. «Del flop della piazza mi interessa poco. Mi preoccupa molto di più che, da un palco ufficiale del Campo largo, si possa sostenere che la minaccia russa sia una costruzione politica utile soltanto a giustificare il riarmo». Secondo Picierno non sorprende che Conte riproponga una narrazione coincidente con quella del Cremlino. La vera novità è l’assenza di una reazione da parte degli alleati. «In tutta Europa affermazioni del genere provocherebbero una presa di distanza immediata dei leader democratici, che ricorderebbero come la Russia rappresenti una minaccia strategica concreta e di lungo periodo. A Napoli, invece, Schlein ha fatto finta di nulla».

Da qui la domanda destinata a pesare sul futuro della coalizione: «Riproporre fedelmente la propaganda del Cremlino è ormai una posizione tollerata?». E la conclusione è altrettanto netta: «Il silenzio davanti a dichiarazioni così gravi è complicità». La tensione è tale che c’è anche spazio per un dissing tra Carlo Calenda e Filippo Sensi. Che peraltro su Ucraina (e su Conte) la pensano allo stesso modo. Il confronto si trasferisce subito sui social. Carlo Calenda accusa il Pd e i suoi riformisti di non aver reagito con sufficiente fermezza. Filippo Sensi replica rivendicando di aver preso le distanze fin dal primo momento. Ma Calenda insiste: «Tu lo chiami privilegio, io lo chiamo coraggio e coerenza. È facile stare al calduccio dentro uno dei due poli, difendendo l’Ucraina a parole e contribuendo nei fatti a portare al governo i peggiori filoputiniani». Sensi respinge l’accusa e invita il leader di Azione a evitare «sceneggiate» e propaganda.

La frattura si allarga rapidamente. Andrea Marcucci, presidente del Partito Liberaldemocratico, definisce «vergognose» le parole di Conte e osserva che il vero problema non è il leader del Movimento 5 Stelle, ma una coalizione che non riesce a esprimere una posizione comune sulla principale crisi internazionale che affronta l’Europa. Sulla stessa linea Daniele Nahum, co-promotore di Europeisti.eu, secondo cui dopo le dichiarazioni di Conte diventa «oggettivamente impossibile» immaginare un’alleanza con chi minimizza la minaccia russa e considera un errore il rafforzamento della difesa europea. Da qui il rilancio del progetto di una casa comune dei liberali, dei riformisti e degli europeisti, con il primo appuntamento nazionale fissato a Roma il 18 luglio. Anche Matteo Renzi legge nella giornata di Napoli la dimostrazione che il Campo largo, così com’è, «non basta per vincere». Per il leader di Italia Viva manca una componente riformista capace di garantire equilibrio sia sul piano internazionale sia su quello economico. «Spostare sempre più a sinistra la coalizione non funziona. Come diceva Pietro Nenni, a forza di fare i puri si trova sempre uno più puro che ti epura». L’obiettivo, conclude, deve essere costruire una forza riformista credibile in vista del 2027.

Le reazioni arrivano anche dal centrodestra. Stefania Craxi, presidente dei senatori di Forza Italia, attacca frontalmente Giuseppe Conte e chiama in causa il silenzio dei suoi alleati. «Liquidando l’aggressione bellica della Russia all’Ucraina come una “minaccia costruita”, Giuseppe Conte racconta una favola pericolosa, una mistificazione che ignora i fatti per abbracciare in pieno la propaganda. La guerra in Ucraina non è un’invenzione né ucraina né dell’Occidente, ma una terribile pagina di storia che ha già causato troppi morti e distruzione. Allo stesso tempo colpisce il silenzio degli altri leader del centrosinistra di fronte a queste assurdità. Pur di tenere insieme il Campo largo, Schlein è davvero disposta ad accettare una linea di politica estera farneticante, basata sul populismo anti-occidentale?». Anche Raffaele Nevi, portavoce nazionale di Forza Italia, parla apertamente di «complottismo filorusso», sostenendo che la manifestazione di Napoli abbia certificato l’impossibilità di costruire un’alternativa di governo credibile attorno a una coalizione divisa perfino sulla collocazione internazionale dell’Italia.

Se Mosca sorride per le parole di Conte, si offende per quelle di Antonio Tajani. Tre giorni dopo gli arresti dei due ex funzionari AISI, accusati di fare il doppio gioco con Mosca, sono seguite ieri le espulsioni per due rappresentanti dell’ambasciata russa. «Due del Gru, il servizio militare di Putin», traduce per il Riformista una fonte riservata.

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Ph.D. in Dottrine politiche, ha iniziato a scrivere per il Riformista nel 2003. Scrive di attualità e politica con interviste e inchieste.