Intorno a Vannacci i giornali e i talk show della sinistra stanno facendo fuochi d’artificio e anche un molto folklore. Invece, se si considera la sua posizione e la saldatura con Alemanno (che ha reso al Foglio una intervista molto significativa) si vede invece che le cose possono diventare molto serie e anche assai pericolose per il centrodestra. Partiamo proprio da Alemanno.

Alemanno è stato arrestato ingiustamente per un reato suscettibile di manipolazione di tutti i tipi da parte delle procure, quello di traffico di influenza. Dal carcere egli ha avuto la capacità di mandare un messaggio garantista-populista che gli ha attirato le simpatie di molti giovani e il ritorno alla militanza di un pezzo del vecchio MSI, quello, per intenderci, che si riconosceva nelle posizioni più estreme di Rauti-Ordine Nuovo. Le cose non si sono fermate qui. Attraverso un percorso assai complesso e accidentato, Alemanno si è ricollocato con le posizioni estreme della destra europea (quelle tedesche e francesi) e sta contestando in modo radicale Giorgia Meloni proprio sulle posizioni migliori che essa ha assunto, quali quelle sull’Europa e specialmente sull’Ucraina.

Da qui passiamo da Alemanno a Vannacci. Nella speranza che egli rappresenti per il centrodestra un enorme problema, Vannacci viene cavalcato da tutti i talk show de La7. Su questo terreno, poi, Vannacci dimostra di essere dotato di grandi capacità mediatiche, con sortite del tutto originali: la sua battuta sulla “sporca dozzina” ha messo in evidenza una fantasia espositiva francamente insospettabile per un generale della Folgore. Ma se dietro Alemanno c’è un pezzo della storia più dura e radicale dell’MSI, dietro Vannacci, in ultima analisi può esserci qualcosa di molto significativo a livello internazionale, cioè la Russia di Putin.

Chi conosce le vicende del passato (in ultima analisi un pezzetto di storia) sa che c’è stato sempre un lavoro politico diplomatico da parte della Russia sovietica (l’URSS) volto a realizzare un penetrante lavoro di acquisizione del consenso nei confronti degli ambasciatori e ancor di più degli addetti militari delle nazioni dell’Occidente e l’Italia è sempre stata ai primi posti su questo terreno. Ai tempi del PCI c’è stata una fioritura di operazioni di questo tipo che hanno sempre potuto usufruire di coperture a livello politico e istituzionale. Orbene, è possibile che da parte russa si sia arrivati alla conclusione che Salvini, malgrado la sua passata esibizione di felpe sulla Piazza Rossa e anche il suo mancato appuntamento all’Hotel Metropole, si sia rivelato una tigre di carta e che il trio Meloni-Tajani-Crosetto ha finora assicurato all’Unione Europea e alla NATO (allo stesso Trump se lo avesse gradito) una posizione dell’Italia pienamente solidale.

Di conseguenza, è possibile che Putin e la diplomazia russa sono arrivati alla conclusione che un governo del campo largo, con le posizioni esplicitamente filo putiniste e filo cinesi di Conte e del M5S, con quelle non putiniste ma anti americane e filo-Pal di Bonelli e Fratoianni e con l’ambiguità conclamata e teorizzata di Bettini, D’Alema, e di almeno metà del PD, possa consentire molto di più a Putin sulla questione che più gli sta a cuore, cioè l’Ucraina. Di qui la possibilità per Putin di cambiare spalla al suo fucile. E la conseguente scelta di Vannacci, ricongiunto con Alemanno, di uscire dalla Lega per far perdere le elezioni a Giorgia Meloni e al centrodestra. È evidente che tutto ciò è ipotetico ma le analisi si fondano appunto su ipotesi fondate su elementi abbastanza significativi.