Svezia e Austria mostrano cosa può accadere quando le destre sovraniste entrano nell'orbita dell'esecutivo
Vannacci e il paradosso della destra radicale: se entra nel governo perde voti
Un tema che diventa sempre più attuale anche in Italia, dopo l’approvazione quasi definitiva della nuova legge elettorale, è il ruolo che potranno giocare le formazioni di estrema destra nelle competizioni politiche. Nello specifico, come si articola il futuro di Vannacci nel nostro Paese? Ciò che è accaduto, e sta accadendo, in parecchi altri Paesi europei ci aiuta forse a fare luce sulla questione. Quel fantasma che si aggira per l’Europa, il fantasma del neo-fascismo, come vengono chiamate e identificate tutte quelle forze politiche che contestano, dalla destra radicale e antagonista, i partiti vicini all’establishment, i partiti “centristi”, di centrodestra o di centrosinistra, che hanno in mano il potere politico ed economico nella Ue.
Che siano realmente fascisti o nazisti, o siano soltanto stufi di come quegli altri partiti governano l’Europa, poco importa. Ciò che invece è degno di attenzione è il percorso che stanno intraprendendo nei confronti del potere governativo, e le conseguenze di questo percorso. Perché, se andiamo a esaminare il loro “ruolino”, possiamo notare come oggi tutte le destre sovraniste, populiste o autarchiche sono una realtà ormai arrivata a maturazione nelle teste degli elettori occidentali ma, forse non per caso, sono quasi dappertutto all’opposizione.
I sondaggi degli ultimi mesi li vedono in netto vantaggio in numerosi Paesi: nel Regno Unito (Farage e il suo ReformUK è al 30% circa), in Francia (Le Pen con Rassemblement National è al 34%), in Germania (AfD è vicina al 30%), in Belgio (il Vlaams Belang è al 25%), in Austria (il FPÖ è al 35%), in Svizzera SVP è al 30%, così come in Norvegia il Partito del Progresso. Un pochino meno forti i partiti populisti della penisola iberica: in Spagna, Vox viene indicato in terza posizione, dopo popolari e socialisti, intorno al 16-17% dei voti validi, così come Chega, in Portogallo. Altre formazioni populiste hanno infine elevati consensi nelle intenzioni di voto in diversi Paesi dell’Est e del Nord europei.
Ma ciò che è accaduto in Svezia (e in parte anche in Austria) è interessante, perché forse getta una luce differente sul possibile futuro di queste formazioni: i Democratici Svedesi, al contrario di quanto accade per tutte le altre formazioni di destra radicale, hanno perso consensi rispetto alle precedenti elezioni. Sono passati da oltre il 20% a poco meno del 17%, perdendo quindi più del 3% in quattro anni, quando in tutti gli altri Paesi si registra il fenomeno contrario.
Una possibile lettura: quando questi partiti si avvicinano al governo, come in Svezia dove hanno sempre appoggiato i conservatori, o stanno al governo, come in Austria, i loro sostenitori si rendono conto che le loro ricette non funzionano e si allontanano nelle successive elezioni. Perché un conto è criticare l’operato spesso troppo lasco nei confronti dell’immigrazione o dello stato sociale messo in crisi negli ultimi anni; un altro conto è intervenire con strumenti utili a ribaltare il trend economico-sociale. Staremo a vedere se così accadrà anche negli altri Paesi dove presumibilmente andranno al potere, come capiterà presto, secondo i sondaggi più aggiornati, in Francia con Marine Le Pen.
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