L'arma del riscatto
Da campo largo a campo di battaglia: Conte, il pacifinto e il Circo Barnum ma Schlein può vincere sul terreno della discontinuità
Il rapporto tra Giuseppe Conte e una parte della base del Partito democratico sembra assumere i tratti dell’innamoramento. La metafora aiuta a leggere quanto è accaduto alle Feste dell’Unità, dove il leader del Movimento 5 Stelle è stato accolto da dirigenti, militanti e simpatizzanti dem con un entusiasmo che meriterebbe un’analisi sociologica e culturale. Conte ha trovato una platea favorevole insistendo sul no alla prosecuzione dell’invio di armi all’Ucraina e sulla contrarietà al riarmo europeo. Alla Festa del Fatto Quotidiano ha ribadito che il M5S non intende sottoscrivere un programma del campo largo che preveda la prosecuzione del sostegno militare a Kyiv.
È qui che si apre il duello con Elly Schlein. La segretaria del Pd parla di sostegno all’Ucraina, mentre Conte fa della contrarietà all’escalation militare uno dei suoi principali terreni di battaglia. Schlein richiama l’articolo 11 della Costituzione, che sancisce il ripudio della guerra; Conte insiste sulla necessità di fermare quella che considera una deriva militare. Il pomo della discordia, nel campo largo, è dunque l’Ucraina. E Conte lo sa. Per questo insiste sul terreno che gli consente di intercettare una parte del sentimento pacifista presente nell’elettorato progressista. Il pubblico delle Feste dell’Unità è, almeno in parte, lo stesso che partecipa alle manifestazioni per la pace e alle mobilitazioni a sostegno della Palestina. Questo mondo andrebbe studiato nella sua composizione sociologica, culturale e politica: è anche qui che si può comprendere perché il messaggio di Conte trovi ascolto in settori del mondo progressista. A Reggio Emilia, prima dell’intervento conclusivo di Schlein, la segretaria nazionale dei Giovani democratici, Virginia Libero, ha pronunciato parole destinate a far discutere: «Non saremo noi i soldati delle vostre guerre. […] Noi organizzeremo i disertori». La frase è stata accolta dagli applausi della platea e ha provocato reazioni critiche anche dentro e fuori il Pd. Roba da chiodi!
Il pacifismo è ormai una componente forte del confronto interno alla sinistra. Conte, intanto, prepara la tappa milanese di Nova 2.0 del 19 e 20 settembre, dove torneranno al centro il programma e le condizioni politiche del M5S. Davanti al rullo compressore contiano, qual è l’arma del riscatto schleiniano? Per questo cambia campo e rilancia sulla propria diversità: giovane donna, irregolare, non irregimentata, estranea alle vecchie liturgie del potere. Ed è qui che il duello assume un significato più profondo. Schlein può presentarsi come l’irregolare anche nei confronti di Conte. Il leader pentastellato si propone come uomo dell’antagonismo, ma attorno a lui possono ritrovarsi settori di quel mondo post-comunista e quelli del Circo Barnum di Onorato che hanno conosciuto il potere e si sono integrati nelle istituzioni e nei circuiti dell’establishment. È il paradosso di una sfida nella quale l’antagonista può ritrovarsi sostenuto da chi ha abitato il sistema. Schlein prova così a rovesciare la partita: non più Conte contro Schlein sul terreno del pacifismo, ma Schlein contro Conte sul terreno della discontinuità.
Il campo largo rischia così di trasformarsi in un campo di battaglia. Conte vuole conquistarlo dalla sinistra facendo della pace e del rifiuto del riarmo la sua leva politica; Schlein vuole impedirglielo rivendicando una identità nuova, irregolare e non riconducibile alle vecchie culture del potere. Il vero duello, allora, non sarà soltanto sulla pace: sarà soprattutto sulla discontinuità. Schlein deve dimostrare che per cambiare davvero bisogna rompere con ciò che viene prima.
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