Conte, Schlein e l'Occidente
Il falso problema delle primarie: la guerra vera è dentro il Campo largo
Non è affatto vero che all’improvviso una parte cospicua del gruppo dirigente del campo largo si è lasciato prendere da una discussione banale e fatua sulla validità o meno delle primarie. I dirigenti del Pd e degli altri partiti non sono né fatui né sciocchi, in effetti cercando di non farlo apparire, sono disperati.
Quando nel 2022 Enrico Letta scartò senza esitazioni la possibilità di un’intesa fra il Pd e il M5S non lo fece perché all’improvviso era impazzito, o perché era un infiltrato del centrodestra. Lo fece perché ritenne impossibile l’intesa fra il Pd e il M5S per la profondità e le differenze politiche, culturali, addirittura antropologiche tra i due partiti e i rispettivi gruppi dirigenti. Oggi se Dio vuole, queste differenze si sono accentuate da ogni punto di vista, specie per le differenti valutazioni di carattere internazionale e però pesa in modo fortissimo ovviamente l’esigenza di contrapporre una alternativa a Giorgia Meloni e al governo di centrodestra. Per comprendere meglio la difficoltà del problema facciamo un passo indietro, ritorniamo ai tempi d’oro delle primarie. In un caso si trattò delle primarie con Prodi e per Prodi.
Erano una sorta di incoronazione popolare fatta per un leader che era già stato riconosciuto come tale dalla quasi totalità dei gruppi dirigenti nazionali e locali dei partiti che costituivano la coalizione di centrosinistra. Quando furono in ballo Renzi e Bersani non mancarono aspetti traumatici che ebbero strascichi anche nel futuro, con rotture successive, ma comunque si trattava di una dialettica assai intensa ma circoscritta. Oggi lo scontro sull’alternativa fra la Schlein e Conte è totale e riguarda tutto, la gestione del potere personale, la prevalenza di un partito sull’altro, e addirittura la collocazione internazionale nel Campo Largo, cioè se nell’Occidente, o nel mondo ad esso contrario, a partire dalla Cina con evidenti complicità anche con la Russia.
In primo luogo Conte e una parte assai aggressiva del Pd, che sotto traccia lo sostiene, cioè in primo luogo Bettini con il concorso di D’Alema, ne sta facendo una questione di professionalità politica. Come presidente del Consiglio, Conte si presenta come un grande professionista avendolo dimostrato facendo il premier con due alleati di segno diverso, mentre la Schlein viene considerata una dilettante, una massimalista, populista e radical, espressa dalla sinistra americana: quando Conte ha scritto l’articolo su La Repubblica a proposito del superamento della cultura woke, pensava a lei ma come espressione politica da superare sul terreno politico e programmatico.
Poi, in secondo luogo, c’è una enorme questione che è riduttivo definire di politica internazionale perché è molto più profonda e riguarda la collocazione del Campo Largo nell’Occidente o fuori da esso. In quel mondo che va dalla Cina a pezzi di Medio Oriente alla stessa Russia. Non a caso, D’Alema è andato a suo tempo alle celebrazioni imperiali di Xi facendo mille strizzate d’occhio politiche e culturali e sul terreno del business nei confronti di quel mondo così vasto e affascinante. Quando Conte si proclama ultra pacifista e contro qualunque forma di riarmo, intende rovesciare in modo totale la posizione del Pd sulla Ucraina, ma anche su molto altro, sull’Europa e sull’occidente: non a caso durante un suo governo l’Italia, unico Paese del G7, aderì alla nuova via della seta. Al contrario Elly Schlein, sia pure a suo modo, cioè con la metodologia tipica di una radical di cultura americana, in un Occidente spostato a sinistra, vuole starci e anche recentemente ha riaffermato la sua condanna per l’aggressione russa alla Ucraina.
Come si vede, si tratta di differenze profonde e radicali su temi assai seri che non è facile aggirare attraverso le furbizie. Rispetto ad alternative di così grande spessore politico, chi propone una terza via, lo fa consapevolmente ricercando di realizzare un imbroglio. Quando Speranza propone di indicare un diciottenne o un partitismo centenario, propone proprio questo: facciamo finta di niente, copriamo con frasi generiche differenze abissali, sommiamo tutti i voti, specie quelli di partiti che hanno posizioni opposte su questioni fondamentali, attraverso l’invenzione di questi marchingegni vinciamo le elezioni e poi chi vivrà vedrà.
Non c’è’ alcuna fatuità reale nella discussione in corso, che cerca di non esplicitare la profondità di differenze e invece attraversano tutto il corpaccione del campo largo e riempiono di buche il suo territorio di riferimento. Questi sono i termini della questione, finora oggetto di una grande consapevole mistificazione i cui sbocchi sono allo stato imprevedibili.
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