Politica
Il Pd va avanti con Schlein che fatica a imporsi su Conte. E Renzi teme per il futuro del campo largo
Elly Schlein raggiunge quota 1262 giorni da segretaria del Partito Democratico e si prepara a superare Pier Luigi Bersani che, con i suoi 1661 giorni, è il secondo per durata o per lo meno per tenuta al Nazareno. Il primo è sempre lui, Matteo Renzi, anche se dalle parti del PD fanno spallucce e sembra che quasi quasi facciano finta di non ricordarlo. Eppure Matteo Renzi è stato eletto ben due volte dalle primarie di partito e non “dai passanti” come Elly Schlein, e questo la dice lunga sulla differenza non minima che sussiste tra i due leader. Ma i numeri non bastano a definire questo record, di cui la stessa Elly ha ammesso di essere all’oscuro. Ad un anno dalle urne, sono altri gli elementi che definiscono i tratti distintivi — in positivo e in negativo — di una segretaria che, per quanto si sforzi, non riesce ad essere leader e forse non ci riuscirà mai.
Il duello con Conte
Lo stesso duello con Giuseppe Conte ne è la dimostrazione tangibile e fa intuire la difficoltà oggettiva con cui Schlein fatica ad imporsi sulla scena. L’unico che sembra scommettere (ad oggi) su Schlein e che si lancia in apprezzamenti politici è proprio il Kraken, che vede nella debole segretaria un’aspirante premier molto più malleabile — da lui — rispetto a un Giuseppe Conte con cui Renzi avrebbe maggiori difficoltà. Il leader cinquestelle, dal canto suo, non ha dimenticato lo sgambetto del Kraken — che ne ha fatto negli anni un vanto — e che gli costò Palazzo Chigi. Del resto non è un mistero che l’accettazione di Italia Viva-Casa Riformista nel campo largo sia tutta teorica, e semmai avvenisse sarebbe più dettata dalla sommatoria delle sigle e dei voti che da una vera e concreta volontà di coinvolgere l’ex segretario del PD nel futuro progetto. La stessa sinistra radicale non ne digerisce la presenza: del resto le posizioni di Italia Viva, eccetto l’opposizione al governo Meloni, sono agli antipodi rispetto a quelle del campo largo.
Schlein scavalcata da Conte
Schlein, data per dispersa o scomparsa nell’agosto politico, non sembra riuscire ad incidere neanche sulla composizione della coalizione; persino sul “contrordine compagni” in materia woke si è fatta scavalcare da Conte, che sembra avere decisamente un passo in più. Le sue uscite — in ritardo — per tracciare i lineamenti programmatici di un campo largo a guida Schlein sono passate completamente in sordina, perché Elly Schlein non fa notizia, non suscita interesse e non genera interazioni (come confessa più di un collega attento ai social). Tra una pausa teatrale e un Pride, l’aspirante leader appare nettamente decontestualizzata sui temi centrali dell’agenda politica: si pensi all’energia, dove Schlein segue a ripetere che il futuro sono le rinnovabili, quando sappiamo che il presente e il futuro si chiama nucleare e le rinnovabili propriamente dette sono puramente una cornice. Sul tema dell’immigrazione una proposta non c’è, e questo riguarda anche Conte.
Il campo largo diviso
Così, su tutti i dossier sensibili e fondamentali come la difesa, il campo largo è diviso tra due visioni: quella del già “avvocato del popolo”, che in fondo abbiamo già visto all’opera nei suoi due governi, con l’aggravante che le sue politiche in campo internazionale potrebbero produrre un effetto boomerang e trascinarci fuori dal blocco occidentale, gettandoci tra le braccia dei nemici dell’Occidente (Via della Seta docet). Ci troveremmo ad esprimere solidarietà agli ayatollah, visto che Conte considera la guerra all’Iran “illegale”. Supposizioni, certo, ma il rischio è sostenibile?
Schlein, poche idee
La differenza con Elly Schlein è proprio questa: Conte tenta tutte le strade e si impone nel dibattito, mentre la segretaria PD tace, sperando forse alla fine di riuscire a prevalere giocando sulle posizioni troppo radicali del suo competitor. Ma anche in questo caso il rischio per l’Italia è alto, troppo alto. La vera domanda che per primi i leader del campo largo dovrebbero porsi è questa: può governare l’Italia chi, dopo quattro anni di opposizione, non ha ancora uno straccio di idea di Paese da opporre a Meloni e al centrodestra? Ma soprattutto, possono gli italiani barattare la via della stabilità per quella del caos e dell’incertezza? Non sono solo domande.
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