Politica
Il campo largo si impegna per non farsi votare: Schlein e Conte sfidati dai riformisti
Il campo largo, che di progressivo ha solo il disfacimento, incapace di trovare un accordo sui dossier strategici, sembra invece impegnarsi affinché il popolo non lo voti.
Il fulcro delle spese militari
L’ennesimo esempio è stato fornito ieri alla Camera, durante la discussione in merito all’attivazione della «clausola di salvaguardia nazionale», dai «campolarghisti». Pd, M5s e Avs hanno presentato un testo in cui si chiedeva che l’attivazione di questo meccanismo, che consente di sforare il vincolo del pareggio di bilancio, non venisse impiegato per le spese militari. I riformisti del Pd, che sono venuti a sapere di questo testo dalle agenzie, hanno levato gli scudi e minacciato di spaccare il partito se quella risoluzione fosse arrivata alla Camera. Si conferma la tesi che ieri è piombata su questo giornale: il pranzo tra Conte e Schlein è rimasto molto indigesto alla segreteria dem. Alla fine delle dichiarazioni di voto, l’unico testo sottoposto all’esame dell’Aula è stato presentato dal centrodestra. E con 181 voti a favore, Montecitorio approva la risoluzione della maggioranza. Ciò significa che chiederà a Bruxelles di fare più debito.
La destinazione degli investimenti
Cifre alla mano, con un Pil nell’ordine dei 2.300 miliardi, l’esecutivo intende impiegare lo 0,6%, circa 14 miliardi, per l’energia e lo 0,9%, intorno ai 21 miliardi, per la Difesa. Preclusa dalla votazione, invece, la risoluzione del campo largo. Certo, il centrodestra ha approvato il testo presentato dal ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, ma ha ceduto alle pressioni della Lega e il Carroccio ha ottenuto che, qualora si accedesse al Safe, il fondo europeo che sostiene la Difesa, si dia priorità agli armamenti e al comparto della sicurezza. È stato proprio Federico Freni, sottosegretario leghista all’Economia, che ha invitato l’esecutivo «a valutare il ricorso a diverse condizioni di finanziamento, ivi incluse, ove ritenute complessivamente vantaggiose, quelle di cui al programma Safe, preordinando in ogni caso in via prevalente l’utilizzo dei fondi a sistemi tecnologici difensivi e di sicurezza nazionale».
I riformisti sfidano Schlein e Conte
Le discrasie del campo largo, però, non finiscono qui. L’ala riformista del Pd, infatti, è sempre più incline a staccare la spina; non a caso ha votato la risoluzione proposta da +Europa e Italia Viva nonostante la segreteria dem avesse indicato la sua contrarietà. Pare che questo agosto darà ad Elly parecchi elementi su cui riflettere: oltre al rapporto con il collega Conte, anche un possibile scisma dei riformisti. Un indebolimento del Pd e un rafforzamento del centro. Lorenzo Guerini, che dei riformisti del Pd è una delle colonne portanti, ha sottolineato: «La risoluzione non si vota ma il testo resta non condivisibile». L’ex ministro della Difesa ha anche aggiunto: «Se si fosse votato, comunque non l’avrei sostenuta». E ha concluso: «Lo abbiamo letto sulle agenzie».
Tensione palpabile
La tensione nel campo largo è comunque palpabile, anche se i due leader si sono visti a pranzo, il crollo della compagine progressista è alle porte. Manca un altro dettaglio per capire lo stato di salute del Pd: oltre a votare a favore di Iv e +Europa, si sono astenuti sulla mozione proposta da Azione, che chiedeva l’utilizzo del Safe. Questo voto è stato letto da alcuni esponenti del Pd come un tentativo di rimanere all’interno del campo largo, pur non condividendo la linea. Fin qui le certezze sono: Conte è divisivo, Schlein punterebbe alla leadership e per questo terrebbe a bada il leader M5S. E il Pd rischia di spaccarsi ancora.
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