Campo largo
Il Pd non può piegarsi alle idee di Conte
Le parole dell’ex premier lasciano intendere con chiarezza che se lui sarà il leader — e la cosa è molto probabile — la politica estera sarà opposta persino a quella di Schlein, e i dem ridimensionati saranno costretti ad accettare la nuova linea
Le ambiguità del campo largo non sono una novità: lo abbiamo osservato in tutte le occasioni in cui, tolta la propaganda sull’antifascismo e sui cosiddetti diritti civili, sul tavolo sono state poste questioni cruciali per la politica italiana, a partire dalla politica estera. Certo, Elly Schlein ha fatto qualche passo in avanti per tentare un approccio meno radicale, ma i nodi restano aperti in vista delle primarie. Non è un mistero: Giuseppe Conte non è atlantista, e il suo pacifismo — che ha il sapore più dell’opportunismo che della concreta adesione al principio in sé — è diventato il marchio di un Movimento 5 Stelle che si pone come ago della bilancia in una coalizione che, sommando Alleanza Verdi e Sinistra e la parte più oltranzista del Pd, è totalmente asserragliata su posizioni in netto contrasto non solo con la politica estera italiana, ma con l’interesse stesso dell’Italia.
La linea di Conte
Le parole di Conte ad Asiago, dove ha posto la posizione in politica estera al vaglio del voto delle primarie, lasciano intendere con chiarezza che se lui sarà il leader — e la cosa è molto probabile — la politica estera sarà opposta persino a quella di Schlein, e il Pd ridimensionato sarà costretto ad accettare la nuova linea. L’ambiguità a sinistra è talmente evidente che la scelta di posporre all’infinito la definizione di un programma fa capire come tutto sia liquido, indefinito, mutabile. Qui ci si potrebbe domandare se ciò sia un bene per l’Italia, e la risposta non potrebbe che essere negativa.
Sostenere Kiev
Sostenere Kiev non è un’opzione, ma una necessità oltre che un principio di tutela di un fragile equilibrio che ci ha permesso negli anni di evitare di applicare, quale sommo principio delle controversie internazionali, la legge del più forte, il principio della sopraffazione. Dire che gli ucraini hanno armi sofisticate e quantitativi tali da non necessitare di ulteriore aiuto significa mentire sapendo di mentire, perché Kiev ha retto l’urto grazie al sostegno occidentale che, unito al coraggio dei suoi “opliti” moderni, ha permesso di evitare il collasso e la trasformazione dell’Ucraina in uno Stato satellite dei russi.
La pretesa
Conte, che pure è stato catapultato al ruolo di presidente del Consiglio e che in tale ruolo ha anche goduto delle informative dei Servizi, dovrebbe conoscere la minaccia russa e le implicazioni che un crollo dell’Ucraina avrebbe. Eppure, come già avvenuto a Napoli, ha scelto la via del proselitismo populistico in salsa pacifista pur di dar voce allo scontento e di racimolare i voti di un certo mondo di sinistra da sempre allergico all’atlantismo. La sua stessa pretesa di fungere da strumento negoziale non può neanche essere presa in considerazione, alla luce dell’ostilità mostrata da Mosca e dai suoi tentacoli in Italia, come le recenti indagini del ROS dei Carabinieri e dei Servizi hanno dimostrato. Tutte cose che il leader pentastellato non vede. Lo stesso Conte che ha criticato più volte il riarmo e che ritiene le minacce globali frutto della propaganda della destra.
Il mondo è in fiamme e Conte non lo vede
Peccato che il mondo sia già in fiamme e lui faccia finta di non vederlo. Che Italia sarebbe quella di Conte? Lo scemo del villaggio europeo che prende gli schiaffi e ride? Oppure un Paese ininfluente che si barcamena cercando di non scontentare nessuno, sacrificando ogni spazio che l’attuale disordine mondiale ci offre, sacrificando l’interesse italiano e le legittime ambizioni di una nazione che non è nata per essere mediocre? Il mondo che si sta forgiando è un mondo complesso, difficile, in cui l’incertezza e i timori potrebbero essere fatali. Se il mondo del futuro è fatto di ferro e di fuoco, noi non possiamo certo affidarci a chi vorrebbe che noi cantassimo e ballassimo chiedendo grazia alla potenza di turno.
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