Politica
Conte lancia allarmi per la democrazia ma fa il negazionista sulle minacce russe
Doveva essere il primo evento del cosiddetto campo largo, o di quella che nella visione egemonica di Giuseppe Conte dovrà essere “l’alleanza per la Costituzione e la democrazia”, ma si è trasformata, a causa della contestazione di Potere al Popolo, in una contesa tutta a sinistra sulla purezza dell’essere, appunto, di sinistra. I centristi non sono stati considerati. Il Kraken–Renzi ha proseguito in autonomia la sua campagna contro la premier, dal titolo “Quando c’era Lei”, che poi sarà anche il titolo del suo libro in uscita a settembre, mentre Magi di +Europa e Maraio del PSI osservavano i leader del campo largo in attesa che questi battessero un ciglio sul tema della raccolta delle firme.
Ma ciò che è chiaro a tutti è la totale dissonanza, al di là degli slogan, tra leader e partiti di una coalizione che nei fatti non esiste; e se alla fine vedrà la luce, sarà la sommatoria di sigle tutte dedite a suonare un proprio solitario spartito. Chi notoriamente si candida a essere il direttore di questa sgangherata orchestra è l’ex premier Conte, che sogna un ritorno a Palazzo Chigi dal giorno stesso in cui cedette a Mario Draghi la campanella del Consiglio dei ministri. Conte, nella sua rincorsa alla leadership e nel derby con Elly Schlein, ha più volte dimostrato un’incredibile capacità nel costruire una narrazione fantasiosa sui suoi disastrosi anni a Palazzo Chigi: dalle funeste – soprattutto per le casse dello Stato – avventure del reddito di cittadinanza e del Superbonus alla Via della Seta, fino alla leggiadra collaborazione con Mosca al tempo del Covid. Definiamo “leggiadra” una tale puerilità solo per amore di Patria.
Eppure, a sentire il suo racconto, sembrerebbe che quegli anni – a nostra insaputa – fossero stati una nuova “Saturnia tellus”; peccato che al suo fianco non potesse fare assegnamento su un Virgilio o su un Orazio che ne decantassero la magnificenza. Del resto, verba volant, ma ciò che colpisce – e non è solo Conte ad esserne vittima a sinistra, anche se lui di sinistra non lo è e di certo non lo è il suo movimento – è la totale dissociazione dalla realtà circostante e da quanto accade nel mondo di cui, volenti o nolenti, facciamo parte. Altrimenti è difficile spiegare come un ex presidente del Consiglio possa negare l’esistenza di una “minaccia russa” – lo ha fatto dal palco di Napoli – nel giorno in cui il ROS dei Carabinieri assicurava alla giustizia italiana due ex agenti dei servizi segreti che cooperavano con gli agenti dello spionaggio russo (e non lillipuziani). Quindi la minaccia russa non è un’invenzione per armarci, ma una realtà visibile e operante qui in mezzo a noi, senza dimenticare l’Ucraina che combatte sul campo per la propria sopravvivenza.
Il riarmo, tanto osteggiato da Conte, non è un vezzo ma una necessità che non possiamo più rimandare; anzi, a voler essere precisi, se in passato si fosse prestata più attenzione alla Difesa, anche ai tempi della supposta “Saturnia tellus” contiana, forse oggi potremmo permetterci di essere più morigerati nelle spese. Perché se è vero, come cantava il sommo Virgilio, che “Salve magna parens frugum, saturnia tellus, magna virum”, è anche vero che la nostra è la terra degli smemorati a convenienza e dei furbi.
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