Nelle ultime ore qualcosa si è mosso. Non ancora una federazione, non ancora una nuova casa politica. Ma un’intesa sì. Solida. Consapevole. Destinata a produrre effetti. L’asse tra Carlo Calenda e Pina Picierno sta assumendo una fisionomia sempre più definita. Attorno ai due prende corpo l’idea di una leadership duale per il nuovo centro riformista: lui espressione della tradizione liberale, repubblicana e azionista; lei proveniente dalla cultura democratico-riformista, cresciuta nella Margherita e nel Pd delle origini prima della rottura con il partito guidato da Elly Schlein. Un uomo e una donna. Due percorsi differenti. Una convergenza politica che nelle ultime ore si è rafforzata fino a diventare il punto di riferimento attorno al quale si sta riorganizzando una parte significativa del campo riformista italiano.

Azione e Spazio Pubblico potrebbero convergere, in questo processo. Calenda garantisce il radicamento nel liberalismo democratico e nell’atlantismo senza esitazioni. Picierno porta in dote una parte dell’elettorato riformista deluso dalla svolta massimalista del Pd e una credibilità europea costruita negli anni a Bruxelles. La sensazione, tra i protagonisti di questa fase, è che il tempo delle testimonianze sia finito. Occorre costruire una proposta politica riconoscibile, una classe dirigente diffusa e una leadership credibile. Ma il dato forse più interessante è che il movimento riguarda ormai l’intero arcipelago riformista. Dopo il successo dell’iniziativa milanese degli Europeisti, il gruppo guidato da Piercamillo Falasca e Daniele Nahum ha già fissato il prossimo passaggio. Il 17 e 18 luglio, a Roma, si riuniranno i primi cento fondatori e gli attivisti della prima ora per una due giorni organizzativa destinata a trasformare l’esperienza milanese in una struttura permanente. Anche questo è un segnale politico. Europeisti non vuole restare un evento, una convention o una rete di relazioni. Vuole diventare organizzazione. Vuole dotarsi di gruppi dirigenti, territori, strumenti e iniziativa politica.

Contemporaneamente si muove Luigi Marattin. Sabato ha convocato a Roma l’Assemblea nazionale dei Liberaldemocratici. Sabato chiuderà la Scuola di formazione politica del partito, appuntamento che vedrà la partecipazione anche del Riformista. Marattin continua a coltivare un progetto autonomo, ma la direzione di marcia appare la stessa: dare rappresentanza a quell’area liberale e riformista che non si riconosce né nella destra sovranista né nella sinistra radicale. Non sorprende quindi che il tema della legge elettorale rimanga centrale. La bocciatura in Commissione Affari costituzionali dell’emendamento con cui il leader liberaldemocratico proponeva l’abolizione del premio di maggioranza ha lasciato amarezza. «Occasione sprecata. Per ora, almeno», ha commentato Marattin. Per il deputato liberaldemocratico il caso Vannacci dimostra che in Italia convivono culture politiche differenti e che il bipolarismo forzato continua a comprimerle artificialmente.

«Non ha alcun senso forzarle in due schieramenti», sostiene. Le coalizioni nate soltanto per vincere le elezioni finiscono inevitabilmente per esplodere quando arriva il momento di governare. E qui entrano in gioco i numeri. L’ultima Supermedia di YouTrend fotografa una realtà che fino a pochi mesi fa appariva soltanto teorica. Azione è accreditata del 3,1%, il Partito Liberaldemocratico dell’1,2%, mentre Ora si colloca intorno all’1,1%. Sommando queste forze si supera già oggi il 5%. Secondo alcune elaborazioni si arriva persino al 5,5%. Non esiste ancora un soggetto unitario, ma esiste già un bacino elettorale. Se poi si aggiungono Matteo Renzi e Più Europa, oggi collocati nel centrosinistra ma potenzialmente parti di un progetto riformista più ampio, il conto sale rapidamente. Si torna intorno a quell’8,5% che molti osservatori individuano ormai come la consistenza potenziale dell’area liberal-democratica, europeista e riformista italiana. Un tesoretto tutt’altro che marginale. La partita che si sta giocando attorno all’asse Calenda-Picierno va quindi oltre la costruzione dell’ennesimo centro. Riguarda la possibilità di dare una forma politica stabile a un elettorato che esiste già e che oggi appare disperso tra sigle, associazioni, movimenti e leadership personali. Per questo, dietro gli incontri, le assemblee e i tavoli di queste ore, si intravede qualcosa di più di una semplice somma di sigle. La novità non è soltanto l’intesa tra Calenda e Picierno. La novità è che, contemporaneamente, Europeisti costruisce organizzazione, i Liberaldemocratici consolidano la propria rete, Spazio Pubblico amplia il proprio perimetro e diversi mondi del riformismo tornano a parlarsi. Il centro non è ancora nato. Ma, per la prima volta dopo molti anni, ha smesso di essere una chimera e sta tornando a essere un progetto politico.

Avatar photo

Ph.D. in Dottrine politiche, ha iniziato a scrivere per il Riformista nel 2003. Scrive di attualità e politica con interviste e inchieste.