Politica
L’alternativa di Picierno e il Pd in crisi d’identità
Pina Picierno se n’è andata. E soli ci ha lasciati. È la celebre frase attribuita a Palmiro Togliatti nei panni di Don Roderico di Castiglia, riferita a Elio Vittorini quando lasciò il Partito Comunista Italiano. Oggi molti riformisti del Partito Democratico la ripetono come un mantra dopo l’addio al Nazareno della vicepresidente del Parlamento europeo Pina Picierno.
L’atto di liberazione personale
Dopo anni di dissenso nei confronti della linea politica di Elly Schlein, Picierno ha deciso di lasciare il partito nel quale era cresciuta politicamente e del quale era stata una delle figure più rappresentative. La misura era colma. L’uscita dal PD non è stata soltanto una scelta politica, ma anche un atto di liberazione personale, maturato dopo una lunga stagione di incomprensioni e polemiche interne.
Le ragioni della rottura
Le ragioni della rottura sono molteplici. Anzitutto, secondo l’eurodeputata, il Partito Democratico avrebbe progressivamente abbandonato la propria tradizione riformista per spostare il baricentro verso posizioni più movimentiste e populiste, nella convinzione di mantenere un rapporto “testardamente unitario” con Giuseppe Conte. In secondo luogo, la linea assunta sulla guerra in Ucraina ha rappresentato un ulteriore elemento di frizione. Picierno non ha mai nascosto il proprio sostegno a Kyiv e al presidente Volodymyr Zelensky, mentre ha più volte contestato le ambiguità presenti in una parte del campo progressista italiano. Non è un caso che abbia spesso richiamato l’esempio del premier spagnolo Pedro Sánchez, leader socialista referente della Schlein che ha sostenuto senza esitazioni la causa ucraina.
La risposta è ‘Spazio Pubblico’
Che fare, dunque? La risposta della vicepresidente del Parlamento europeo si chiama Spazio Pubblico. Non un nuovo partitino destinato ad aggiungersi alla già affollata geografia politica italiana, ma un luogo di confronto e aggregazione per quanti non si riconoscono né nella maggioranza guidata da Giorgia Meloni né nell’opposizione del cosiddetto Campo largo. È il tentativo di dare voce a quell’area di cittadini e amministratori che rifiuta il bipolarismo muscolare e il bipopulismo che, da anni, domina la scena pubblica.
Il sistema politico italiano stretto in una tenaglia
A ben vedere, il sistema politico italiano appare sempre più stretto in una tenaglia. Da un lato il centrodestra di governo; dall’altro un’opposizione che fatica a trovare una sintesi politica e culturale. Il risultato è una paralisi che impedisce di affrontare con efficacia i grandi nodi economici e sociali ancora irrisolti. Da qui la necessità di un sommovimento riformista capace di rimettere al centro la politica e non le tifoserie.
L’altra iniziativa
In questa prospettiva si colloca anche l’iniziativa dei socialisti che si sono riconosciuti nell’esperienza del Comitato Giuliano Vassalli durante la battaglia referendaria sulla giustizia. Guidati da Claudio Signorile, essi propongono un patto federativo tra tutte le forze riformiste, liberal-democratiche, socialiste ed europeiste. L’obiettivo è contribuire alla modernizzazione del sistema Italia e alla costruzione di una nuova cultura riformista di governo. Anche l’Europa entra in questa riflessione. Non come un feticcio ideologico da evocare ritualmente, ma come una realtà politica da rilanciare. Troppo a lungo l’Unione è apparsa dominata dalla tecnocrazia e dalla burocrazia. Serve invece recuperare quella visione strategica che aveva caratterizzato la stagione di Jacques Delors, quando l’integrazione europea era guidata da una forte ambizione politica e non soltanto amministrativa.
Le alternative sfuggenti
L’uscita della Picierno dal PD ha costretto i leader del Campo largo a dare un segnale di esistenza politica, affidandosi però più a una fotografia di gruppo che a un vero chiarimento strategico. La verità è che il pranzo dell’opposizione è finito con un evidente mal di pancia politico. Le divisioni restano tutte sul tavolo, mentre il progetto alternativo al governo continua a essere sfuggente. Persino chi, come Matteo Renzi, ha sostenuto con determinazione l’opposizione a Meloni, si trova oggi davanti alla persistente conventio ad excludendum imposta dal Movimento 5 Stelle. La sfida aperta da Pina Picierno e dai riformisti non è dunque la nascita dell’ennesimo contenitore elettorale, ma la costruzione di un movimento federativo di “non allineati” al bipopulismo, fondato su una cultura riformista, garantista ed europeista. Se questo spazio saprà unire socialisti, liberali, repubblicani, democratici europeisti e riformatori, potrà trasformarsi da semplice testimonianza a proposta di governo. Diversamente, il rischio è che il bipopulismo continui a occupare l’intero quadro politico, lasciando l’Italia senza una vera alternativa riformista.
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