La guerra ibrida
Dalla Base RAF alla Milrem Robotics, così Iran e Russia mettono nel mirino l’Occidente
Si allenta, almeno per ora, l’ipotesi del complotto terroristico contro RAF Fairford, la base del Gloucestershire utilizzata dall’aviazione americana e impiegata per operazioni in Iran. I cinque britannici tra i 23 e i 25 anni arrestati nella notte tra sabato e domenica a poche centinaia di metri dalla recinzione, con l’ipotesi di reati in materia di esplosivi e di preparazione di atti terroristici, sono stati rilasciati su cauzione senza accuse formali, pur restando indagati. Gli artificieri non hanno trovato esplosivi e, secondo due fonti militari anonime citate dalla stampa locale, nei furgoni c’erano soltanto fusti e attrezzi per travasare carburante da una vicina riserva di gasolio. Non terroristi, dunque, ma forse semplici ladri di combustibile: una versione che l’antiterrorismo britannico non conferma, ribadendo di seguire più piste, compresa quella di persone che agiscono, consapevolmente o meno, per conto di uno Stato straniero.
Il segretario di Stato americano Marco Rubio si è spinto oltre, affermando a Fox News che la vicenda porta chiaramente la mano di un attore estero e richiamando le minacce iraniane contro gli interessi americani, senza però accusare direttamente Teheran né fornire elementi, aggiungendo che ci sono cose che non può dire in pubblico. L’ambasciata iraniana a Londra ha respinto ogni coinvolgimento, parlando di speculazioni infondate e malevole, mentre il segretario alla Difesa Streeting ha evitato di speculare. Anche se la pista del furto dovesse trovare conferma, tuttavia, il problema che l’episodio ha evocato resta intatto. Il direttore dell’MI5 Ken McCallum ha dichiarato nell’ottobre 2025 che i suoi servizi avevano sventato, in un solo anno, oltre venti complotti potenzialmente letali sostenuti dall’Iran sul suolo britannico; già l’anno prima aveva spiegato che Teheran, come Mosca, si affida spesso a criminali locali, dai grandi trafficanti ai delinquenti di piccolo calibro. È lo schema emerso in Scandinavia, dove la rete svedese Foxtrot, collegata dai servizi di Stoccolma all’intelligence iraniana, è stata accusata del tentato attacco all’ambasciata israeliana del gennaio 2024, mentre nell’autunno dello stesso anno due giovanissimi lanciavano bombe a mano nei pressi della sede diplomatica israeliana a Copenaghen. Washington l’ha sanzionata nel marzo 2025, Londra lo scorso aprile. Il vantaggio per il mandante è evidente: l’esecutore spesso ignora per chi lavora, e risalire alla regia diventa quasi impossibile.
Lo stesso metodo porta anche la firma di Mosca. Nelle ultime ore, il governo estone ha attribuito ai servizi segreti russi l’incendio appiccato nella notte del 15 agosto a un edificio di Milrem Robotics a Tallinn, l’azienda che fornisce all’Ucraina veicoli terrestri senza pilota. Gli esecutori materiali sono tre cittadini lettoni, fermati in Lettonia e consegnati all’Estonia a metà settembre. Il primo ministro Kristen Michal ha parlato di un sabotaggio commissionato dalla Russia, il direttore del servizio di sicurezza interna Margo Palloson dei tentativi costanti dei servizi russi di reclutare persone in Europa. Il Cremlino respinge le accuse come infondate. Il quadro più ampio lo ha tracciato la settimana scorsa l’intelligence militare danese. Nella valutazione pubblicata il 24 settembre, giudica molto improbabile un’invasione russa di un Paese dell’Alleanza, ma segnala un rischio in crescita di un attacco militare limitato contro uno o più membri confinanti con la Russia, possibile già nei prossimi mesi, anche attraverso operazioni sotto falsa bandiera o piccoli contingenti senza insegne. La minaccia più immediata resta però quella ibrida: sabotaggi contro l’industria della difesa e il trasporto ferroviario di materiale militare. Esattamente ciò che è accaduto a Tallinn.
Mosca, intanto, alza i toni. Con una nota della sua ambasciata in Belgio, la Russia ha protestato presso la Nato contro esercitazioni che simulerebbero l’isolamento dell’exclave di Kaliningrad, una linea definita avventurista e irresponsabile che aumenterebbe notevolmente il rischio di uno scontro armato diretto, e si è detta pronta a difendere il proprio territorio con l’intero arsenale a sua disposizione. Nello stesso documento accusa l’Alleanza di alimentare il mito della minaccia russa e le voci su un attacco agli Stati baltici entro il 2029. La Nato conferma di aver ricevuto la lettera e di aver risposto, denunciando le minacce di Mosca e ribadendo la propria natura difensiva. Due regimi diversi, un metodo comune e subdolo: colpire l’Europa attraverso mani che non riconducono a loro.
© Riproduzione riservata






