In Medio Oriente, la guerra degli Stretti è una realtà. Mentre a Hormuz continua il blocco navale americano e il lancio di droni e missili iraniani contro qualsiasi nave che tenta di passare senza “autorizzazione” (ieri è stata segnalata una petroliera in fiamme), ora l’allarme riguarda anche Bab el-Mandeb. Gli Houthi dello Yemen hanno iniziato il loro embargo contro le navi legate all’Arabia Saudita. Attacchi denunciati dall’Alta rappresentante dell’Unione europea Kaja Kallas. Ieri, la milizia filoiraniana ha rivendicato un’operazione contro due petroliere saudite, che Riad ha confermato. E mentre il commercio marittimo e le potenze regionali si trovano di fronte a un nuovo passaggio strangolato, Donald Trump ha lanciato un monito chiaro. “Un anno fa gli Stati Uniti d’America hanno attaccato con grande forza gli Houthi per la loro interferenza con il commercio, sparando contro delle navi” ha scritto il presidente degli Stati Uniti sul social Truth. “Da allora, e durante il nostro conflitto con l’Iran, si sono comportati in modo molto responsabile” ha proseguito il tycoon, che ha però ammesso che “purtroppo, ora hanno ripreso a sparare”. “Vi prego di considerare questo post Truth come un monito” ha poi avvertito il capo della Casa Bianca, “se dovessero ripetere questo gesto, gli Stati Uniti riterranno l’Iran responsabile, in quanto gli Houthi sono un surrogato e/o un proxy dell’Iran, e pesanti sanzioni militari saranno inflitte all’Iran e, naturalmente, agli stessi Houthi, dei quali sono molto deluso perché, fino ad ora, si sono comportati in modo molto professionale e intelligente”.

Il post di Trump è perfettamente in linea con la sua retorica. Ma al netto del modo in cui è stato scritto, il tema segnalato da The Donald è evidente. Teheran ha attivato gli Houthi come ulteriore leva negoziale o di pressione verso Washington e i suoi alleati. La giustificazione formale di questo blocco contro Riad è stata l’accusa ai sauditi di avere bombardato l’aeroporto di Sanaa. Ma l’obiettivo Houthi e iraniano è soprattutto quello di far capire che il cosiddetto Asse della Resistenza ha due stretti da poter chiudere e con cui incidere sull’economia globale. E colpire Riad in questo momento significa anche mettere pressione a una monarchia che ha siglato un fondamentale accordo per l’energia nucleare con gli Usa, ma, a detta di Trump, “totalmente subordinato all’adesione dell’Arabia Saudita agli Accordi di Abramo”. La normalizzazione dei rapporti con Israele, che rappresenterebbe “un passo storico” secondo il premier Benjamin Netanyahu, è da tempo un obiettivo dell’agenda trumpiana.

Il processo si è completamente paralizzato dopo il 7 ottobre 2023 e la guerra nella Striscia di Gaza. Ma alla Casa Bianca interessa riprendere il prima possibile questo dialogo. La questione però passa anche dai desiderata di Teheran e le intenzioni di Washington sul punto. Dopo l’ennesimo scambio di bombe tra i Pasdaran e le forze americane, il quartier generale centrale iraniano, il Khatam al-Anbia, ha lanciato un avvertimento non solo agli Usa, ma all’intero Medio Oriente e ai clienti delle petromonarchie. “Se le minacce americane si concretizzeranno, le forze armate della Repubblica islamica non permetteranno l’esportazione nemmeno di una goccia di petrolio e prenderanno di mira le infrastrutture petrolifere, del gas, elettriche ed economiche della regione”, ha avvertito il comando di Teheran. La diplomazia prova a riattivare qualsiasi canale di dialogo tra le due potenze ed evitare un’escalation incontenibile.

Secondo Al Jazeera, sarebbe stato coinvolto anche il premier iracheno Ali Falah al-Zaidi, giunto ieri a Teheran dopo la sua visita a Washington, e che avrebbe recapitato dei messaggi da parte del tycoon. Ma Trump, al momento, sembra intenzionato ad aumentare ancora di più la pressione. Ieri, i media Usa hanno rivelato che le forze americane hanno usato per la prima volta dall’inizio di questa crisi un bombardiere a lungo raggio B-1. L’utilizzo di questo aereo rappresenta, a detta di molti analisti, un indizio di escalation. I Pasdaran hanno reagito lanciando missili e droni contro basi in Kuwait e Giordania utilizzate dalle forze americane. Il Dipartimento di Stato Usa ha rinnovato l’invito a tutti i cittadini statunitensi nel mondo a esercitare cautela a causa per il contesto di sicurezza che resta “complesso” e a rischio di un’escalation improvvisa. Mentre alcune città israeliane hanno iniziato a riaprire, per precauzione, i rifugi pubblici.