Pina Picierno ha lasciato il Pd e in poche ore ha ricevuto 7.500 adesioni alla sua associazione Spazio pubblico. La sua analisi é la nostra, é quella di Carlo Calenda, quella di Luigi Marattin, quella di Elisabetta Gualmini, quella dei tanti movimenti e circoli che non si riconoscono nell’attuale bipolarismo condizionato, quando non dominato, dagli estremi. All’addio della Picierno hanno reagito con giudizi e toni diversi i dirigenti del Pd. L’area riformista non ha neanche sostenuto di non condividere l’abbandono (come per lasciarsi la porta aperta), ma ha ribadito stima e amicizia all’ex compagna di viaggio. L’area vicina alla Schlein si è rammaricata dell’abbandono senza scadere nella retorica del partito che, come la moglie, non si può abbandonare. E addirittura tradire. D’altronde chi può tradire una storia e una identità che non ci sono? Un paio di socialisti del povero Psi hanno invece voluto distinguersi per officiare un servizio non richiesto. E hanno accusato la Picierno di opportunismo, di puntare solo alla riconferma della vice presidenza del parlamento europeo e chi più ne ha più ne metta.

Trattati da traditori

Maraio, reduce da un risultato positivo a Salerno, tiene il suo partito ben dentro il campo largo e stringe affettuosi patti di amicizia con Conte e Fratoianni. Fanno anche un po’ senso quelli che ad un tempo trattano da traditori coloro che lasciano il Pd e anche noi che abbiamo lasciato il Psi per lo stesso motivo. La prima affermazione basta e avanza per giustificare la seconda. Fermenti dunque nell’area liberalsocialista. Certo al movimento di Pina Picierno, e poi a quello di Luigi Marattin e certamente ad Azione di Carlo Calenda che resta il perno di tutta l’operazione. E bisognerà pensare a un grande evento, a cinque idee programmatiche che ci distinguano dai due poli, e soprattutto alla reductio ad unum (quanto meno a una sola lista sia pur di soggetti federati) per le prossime elezioni politiche. La coerenza la rivendico tutta. Già al momento della formazione del governo giallorosso assieme al compianto Ugo Intini, proposi di passare all’opposizione unendoci a Calenda e alla Bonino. Al Congresso del 2022 prima delle elezioni intervenni in difesa del terzo polo di Renzi e Calenda ma il Psi preferì inserire candidati nella lista del Pd senza eleggere nessuno.

La speranza di portare i socialisti nel Terzo polo

Rimane la speranza di portare i socialisti, quanti più socialisti, nel Terzo polo, perché non siano supini al Pd della Schlein e alleati innaturali di Conte e Fratoianni. E umiliati da quel fronte del no alla legge europea sulla giustizia, quella rivendicata da Pannella, Tortora e Vassalli. Quella presentata da Crema e da Buemi. E schiavi di quella sinistra che non é scesa in piazza quasi mai per difendere i diritti del popolo ucraino offesi dall’aggressione russa, che pur condannando il governo Netanyahu non riconosce che il macello é iniziato il 7 ottobre con la strage di Hamas, di quella che pur prendendo le distanze da Trump e dalla sua folle girandola di opinioni e di azioni riconosca che in Iran c’è un grave problema di democrazia e che i dissidenti o vengono massacrati o torturati e rinchiusi.

Mai che si organizzi un solo sit-in per chiedere la liberazione di Nargy Muhammadi, che adesso lotta tra la vita e la morte in un Ospedale. Pare quasi si sia tornati indietro di 50 anni. La sinistra di oggi prende posizione sempre e solo contro l’Occidente, d’altronde come si farà a governare l’Italia se uno dei leader della sinistra, Fratoianni, propone che l’Italia esca dalla Nato mentre Vannacci, probabile alleato della destra ipotizza l’Italia fuori dall’Europa. Il bipolarismo, trasformato in bipopulismo rischia di divenire bipericolosismo.