Fino agli anni Ottanta del secolo scorso, “destra” e “sinistra” avevano rappresentato divisioni permanenti della società, fratture (cleavage) da cui erano derivate forti identità collettive. I partiti si erano assunti il compito di dare rappresentanza a sezioni distinte delle società nazionali, generalmente caratterizzate da divisioni di classe e (in alcuni casi) di religione. Ma, dalla fine della Guerra fredda, le classi sociali si sono internamente disaggregate. E la novità è stata che la condizione materiale delle persone non ha più condizionato gli orientamenti elettorali.

Le convergenze tra partiti

La divisione tra “destra” e “sinistra” è rimasta solamente un mito, che viene alimentato artificiosamente dai rispettivi gruppi dirigenti per lucrare una rendita di posizione: fatta di memoria degli antichi conflitti e, dunque, di nostalgia delle società di una volta. Oggi la frattura (cleavage) che caratterizza il sistema partitico è tra chi difende la sovranità nazionale e chi promuove l’Europa integrata. E la politica europea non è un capitolo della politica estera, ma un’altra faccia della politica nazionale. Va dunque riconosciuta e resa senso comune l’interdipendenza tra politica europea e nazionale. Prendere coscienza che le grandi questioni potranno trovare una soluzione a Bruxelles prima che a Roma. Per questo un partito sovranista necessariamente sostiene politiche nazionali diverse da un partito europeista. E da tempo, ormai, è più facile cogliere, sui principali temi nazionali, convergenze tra partiti sovranisti oppure, viceversa, tra partiti europeisti, indipendentemente dalla loro radice storica di destra o di sinistra.

La scissione della Lega

Non a caso, l’instabilità delle attuali coalizioni trova la sua ragion d’essere nel modo di vivere la complessità dell’interdipendenza europea. Nella maggioranza di governo, la Lega ha subito una scissione. Il nuovo partito di Roberto Vannacci, Futuro Nazionale, intende adottare una linea nazionalista estrema fuori dai vincoli imposti dall’interdipendenza europea. E critica il governo per i troppi compromessi con la Commissione europea.

La fuga dal Pd

Nel “Campo largo”, quattro esponenti di primo piano (Pina Picierno, Elisabetta Gualmini, Marianna Madia e Caterina Chinnici) hanno abbandonato il Pd di Elly Schlein. La critica di fondo mossa alla segretaria riguarda l’ambiguità della scelta europea causata dalla fedeltà a una coalizione in cui manca il consenso sul sostegno militare e finanziario dell’Ucraina e persino sull’interpretazione delle cause dell’aggressione russa ad essa. Eppure, l’indipendenza dell’Ucraina è una condizione dell’indipendenza europea.

I dubbi del M5S

Il M5S nutre simpatie per Putin, considerato un eroe antiimperialista. Nel Pd e in AVS ci sono fondamentalismi pacifisti: si sostiene che se l’Ucraina disarmasse, la guerra finirebbe. Schlein non è mai andata a Kyiv, per portare solidarietà ad un popolo aggredito, per non disturbare i suoi alleati. Sulla difesa europea, il “Campo largo” balbetta. La stessa cosa avviene sul tema dell’indipendenza energetica europea. L’alternativa ai due poli, depotenziati dalla frattura sovranismo/integrazione europea che li attraversa e li rende inconsistenti, deve nascere dall’aggregazione di formazioni politiche che compiono una chiara scelta europeista. Non si tratta di costruire un fantomatico “centro” visto che “destra” e “sinistra” sono soltanto simulacri di identità del passato, ma di mettere le fondamenta di una coalizione che vuole promuovere l’integrazione europea e combattere i sovranismi ovunque essi si trovino. Una coalizione che punti a guadagnare il consenso necessario per governare l’Italia.