Carlo Calenda guarda al centrosinistra? Nelle more delle presentazioni del suo libro, Difendere la libertà, gli incontri e le interlocuzioni pendono da quella parte. Romano Prodi, Pina Picierno, Paolo Gentiloni, Silvia Salis hanno accompagnato il lancio dell’ultimo libro del leader di Azione nelle grandi città. Nomi di peso, tutti sullo stesso piatto della bilancia.

Calenda può sostenere Silvia Salis?

«Persone capaci e intelligenti – ha riassunto ieri Calenda – con cui abbiamo avuto un dibattito approfondito sui temi del libro: difesa della libertà, Europa e necessità di costruire un fronte dei volenterosi. La nostra tesi è semplice: l’Europa è sotto la pressione congiunta di Russia, Usa e Cina e se vuole preservare la propria libertà deve costruirsi grande potenza». Da Genova, il 29 aprile, Calenda aveva sorpreso la platea: se ci fosse la sindaca Salis come candidata alle primarie del centrosinistra, Azione la sosterrebbe. E ha poi precisato gli otto punti di un ipotetico programma sul quale potrebbe fondarsi un’alleanza in chiave europeista, aprendo ai riformisti del Pd e a quelli senza partito. Però non varca il Rubicone: ieri ha ribadito che «La situazione impone ad Azione e alle altre forze e personalità che vorranno farlo di lavorare per costruire un’offerta indipendente dai due poli, europeista e liberal democratica». L’assist viene colto da Luigi Marattin, che guida il Partito Liberaldemocratico, passato dallo 0,3 del primo sondaggio al 1,3% del più recente.

«L’altro giorno – sottolinea il leader Libdem – abbiamo pubblicato il programma con cui L’Ulivo vinse nel 1996: riduzione della spesa pubblica, riduzione tasse al ceto medio, Stato minimo, liberalizzazioni e concorrenza. Sono cose che il centrosinistra di oggi vede come il fumo negli occhi, bollandole come ‘di destra’ o ‘liberismo selvaggio’, e che invece come sapete sono i principali elementi identitari del Partito Liberaldemocratico». Marattin rincara la dose: «Il centrosinistra oggi è diventato una formazione di sinistra radicale e massimalista – prosegue Marattin – con cui un partito come il nostro non ha niente a che vedere. Ma non per motivazioni tattiche: semplicemente, perché abbiamo un’idea radicalmente diversa di cosa serva all’Italia per invertire il declino. Il radicalismo e il massimalismo del centrosinistra, dalla politica estera al fisco, dal mercato del lavoro all’energia, dalla giustizia alla scuola, non cambiano a seconda di chi lo guida: altrimenti si cede all’idea che la politica sia determinata da simboli, ‘figurine’ e convenienze, e non dalle idee». Fin troppo chiaro. Anche l’evocazione delle figurine, maligna qualcuno.

Silvia Salis, un po’ chimera un po’ Medusa. Orlando: “È giovane ma impara in fretta”.

La posizione di Silvia Salis rimane un’incognita. «Correrei alle primarie solo se me lo chiedessero tutti», nonostante l’invito di Matteo Renzi a sciogliere gli indugi, ne fanno ancora una chimera. O una Medusa: la figura mitologica in grado di incantare, meravigliare, convincere i suoi interlocutori. Il dem Andrea Orlando, ormai di base in Liguria, la difende: «È giovane ma impara in fretta», ci dice. E invita a non sottovalutarne la capacità di fiuto politico. Ma Salis non ha ancora deciso se correre alle primarie. Che d’altronde sono ancora in alto mare. C’è addirittura un oceano, sostiene qualcuno, tra i due poli. «Una voragine», la definisce il socialista Gianni Crema. Se il Psi di Enzo Maraio rimane saldamente nel campo largo e l’area socialista di Stefania Craxi prende piede dentro il nuovo corso di Forza Italia, nell’area liberalsocialista dei “non allineati” si fa largo la novità del Comitato Vassalli, che ha riunito ieri il suo ufficio di Presidenza. Alfredo Venturini, Claudio Signorile, Biagio Marzo, Gianni Crema, Fabrizio Cicchitto, Mauro Del Bue e Umberto Costi provano a dare gambe alla continuità di impegno che i riformisti di diversa provenienza mettono in cassa comune. L’idea non è quella di dare vita a un ennesimo partito, ma a una federazione riformista in grado di incidere sui programmi elettorali. Una sigla capace di esercitare, unendo le singole realtà, un ruolo di pressione a partire dalle battaglie garantiste, senza però limitarsi al pur urgente tema della riforma della giustizia.

Avatar photo

Ph.D. in Dottrine politiche, ha iniziato a scrivere per il Riformista nel 2003. Scrive di attualità e politica con interviste e inchieste.