Qualcosa si muove e anche troppo nel “campo largo”, definizione divenuta oramai convenzionale per evitare di definire di “sinistra” la coalizione che di sinistra è. Di qui la domanda di tanti soprattutto da sinistra: “Perché tutto questo timore a definirsi sinistra?”, a cui di par sua ha risposto già Giuseppe Conte a Fabio Fazio, e anche lì è sembrata una nuova puntata delle peripezie camaleontiche del CamaleConte, che ne ha approfittato per rilanciare la parola “progressisti” più enfatica e romantica, rispetto ad una definizione non sense come quella attualmente in uso. Ma di definirsi centro-sinistra come persino il tanto vituperato Ulivo ha fatto neanche a parlarne.

Schlein regge nei sondaggi

Nella sinistra-sinistra questa scelta qualche mal di pancia lo ha prodotto e di conseguenza alle già tante perplessità si soggiunge anche quella più esistenziale sul “che cosa siamo?” che ad un anno dalle elezioni non è poco. Ma le Cronache dal campo largo, che largo ad oggi lo è davvero, son sempre più simili ad un cerchio che si stringe attorno ai due leader della sinistra che tra sorrisi, strette di mano (e in un caso firma copie) inseguono lo stesso sogno, quello di andare (o tornare) a Palazzo Chigi. Giuseppe Conte, già avvocato del popolo da una parte e dall’altra la Segretaria del Partito democratico Elly Schlein, sono i più determinati, ma non sono gli unici. La dem che in molti nel suo partito “non hanno visto arrivare”, archiviata la versione “pride” e “pro-Pal” e mostrandosi sempre più istituzionale sembra reggere nei sondaggi, tanto che qualcuno si domanda chi sia il suo nuovo e più efficace spin doctor. Conte dalla sua è sicuro di non avere rivali nelle primarie. Il campo largo, dalla debacle della destra al Referendum sulla Giustizia, per usare una terminologia in voga tra gli osservatori romani, “se la sente calla”.

“Le primarie sono le elezioni”

Sono convinti che tra un anno le elezioni si possano vincere. Non sono pochi però i passaggi spinosi nei prossimi mesi che dovranno affrontare: in primis il primo dente da levare è quello della legge elettorale. Si farà? Non si farà? Se resta il Rosatellum non c’è alcun obbligo formale sulla scheda elettorale di indicare un unico leader per l’intera coalizione, ma non sono poche le voci di esponenti che a sinistra sostengono che tale scelta non sia più rimandabile. Come affrontare Giorgia Meloni senza un volto da contrapporle? Mostrerebbe divisione, incapacità di scegliere e dunque debolezza. Per altri come l’ex premier Massimo D’Alema,con l’attuale legge elettorale, le primarie sono le elezioni”. Dunque, come scegliere la guida, o il primus inter pares? La domanda è una, ma le risposte sono tante, e molte nascondono insidie e trappole. Ci sono quelli che “Elly la vogliono friggere prima”, perché temono che davanti a Conte soccomberebbe, e quelli che aprono all’idea delle primarie, e la conta dei voti Elly e Giuseppi sembrano volerla entrambi. Ma come si svolgeranno? Aperte a tutti? Con o senza doppio turno? I Cinque stelle, poi, sognano di scegliere il leader con un clic, rivendicano il diritto di divananza. I dem, più romantici, sognano le lunghe file ai gazebo.

C’è poi, in questo calderone, chi sostiene che le primarie non s’han da fare. Chi predilige il vecchio detto, “tra i due litiganti il terzo gode”. In prima fila, tra questi, la Sindaca di Genova Silvia Salis, fresca di dj-set, bionda come Meloni, “madre e cristiana” e “poco di sinistra”. Che sia troppo presto per lei guidare la Nazione? Sognare si sa, è gratis, ma di certo, rispetto a Schlein e Conte, Salis non possiede truppe da muovere, e infatti alle primarie i suoi sostenitori non ci vogliono andare, e lei – che è ingenua non è – neppure. Per molti l’elefante nel campo largo è Matteo Renzi, ribattezzato dal web (l’odierna vox populi) il Kraken (definizione che l’ex Premier ha citato nel podcast di Fedez e Mr. Marra). Per tanti è l’eminenza grigia dietro alla stessa Salis, anch’egli coltiva il sogno del “caos” in cui ri-costruire l’ordine post-giolittiano come fatto con il governo Draghi. Ma i papabili si sussurra siano molti di più, perché di questi tempi il seme dell’ambizione a sinistra non scarseggia.

Pasquale Ferraro, Ottavia Munari

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