C’è uno spazio da occupare, da guadagnare
Schlein inaugura la svolta moderata? Guarda a Palazzo Chigi e parla anche al centro
I sondaggisti analizzano la postura istituzionale di Elly. Buttaroni: “Si differenzia da Conte”. Pregliasco: “Punta agli elettori moderati che non sono schierati con il centrodestra”. Gigliuto: “Dopo l’epoca dei personaggi divisivi, gli italiani premieranno chi tende a unire”
È presto per parlare di svolta moderata, ma un cambio di passo c’è stato. Inaspettato, netto, sorprendente. La solidarietà di Elly Schlein a Giorgia Meloni per gli attacchi di Trump era tutt’altro che scontata. Si sarebbe potuta limitare ad asciutte frasi di circostanza, per poi rinfacciarle gli anni di stretto rapporto personale con il presidente Usa. Ma così non è stato. La segretaria del Partito democratico ha scelto un’impeccabile postura istituzionale, alzando i toni contro Donald e schierandosi – senza ambiguità né sfumature – al fianco del governo. In nome dell’unità nazionale. E ha finito per stupire tutti, soprattutto la maggioranza.
Chi c’è dietro l’improvvisa sterzata? È l’accurato consiglio di uno stratega della comunicazione dietro le quinte? O è una naturale reazione di Schlein, senza forzature? Poco importa. Perché la novità ha comunque lasciato il segno. Specialmente nel campo largo. Mentre Giuseppe Conte, Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli sparano ancora a palle incatenate contro l’asse Meloni-Trump, la leader del Pd ha tolto la casacca dell’opposizione. Un salto di qualità che le può permettere di accreditarsi come favorita per Palazzo Chigi.
Le primarie, d’altronde, sono più vicine di quanto si pensi. Per strappare la vittoria alle urne bisogna parlare anche ai riformisti. Un compito a cui M5S e Avs rinunciano in partenza. C’è uno spazio da occupare, da guadagnare. Elly l’ha capito: bisogna convincere i moderati. Lo fa notare il sondaggista Carlo Buttaroni, presidente dell’istituto di ricerca Tecnè: «La scelta dei toni ha anche segnato una differenza di stile e di postura rispetto a Conte, creando un campo di contrasto comunicativo col leader dei 5S, anche in vista delle primarie, segnando la differenza tra le due leadership». Insomma, dal punto di vista dell’immagine pubblica «è stata probabilmente una scelta che ha funzionato, apprezzabile, in particolare, da una parte importante dell’elettorato del Pd». Nel dibattito parlamentare «ha usato un registro linguistico diverso da quello a cui magari il grande pubblico è abituato, che però non le è estraneo e che adotta quando il contesto lo richiede». Ma Buttaroni, più che di svolta moderata, preferisce parlare di un segno di maturità politica ed evita letture forzate: «Schlein resta chiaramente collocata nel campo progressista e non mi pare che questo sia in discussione».
Sulla stessa linea Lorenzo Pregliasco, co-fondatore e direttore di YouTrend, secondo cui l’intervento in Aula «ha colpito perché ha smentito l’aspettativa che magari alcuni avevano». Una necessità che nasce dalla consapevolezza che in vista delle elezioni politiche «è bene avere un profilo che possa parlare a quei tanti elettori moderati, che non sono ideologicamente schierati con il centrodestra ma che oggi considerano Meloni più credibile come presidente del Consiglio». Da qui l’esigenza di adottare un registro più da leadership di governo.
Anche perché Livio Gigliuto, presidente dell’Istituto Piepoli, fa notare che in questo momento la politica sembra in attesa di normalizzatori: «Dopo anni dominati da personaggi radicali e divisivi, a partire da Trump, è probabile che nella prossima fase sarà premiata la tendenza a unire. In fondo, anche la stabilità del consenso di Giorgia Meloni è stata determinata dal taglio istituzionale che aveva dato al suo racconto, soprattutto sui temi internazionali. In questo senso, questo atteggiamento istituzionale può aiutare Schlein». Ma non basta. «Serve che questo racconto sia corale, sostenuto da tutti, che la sua leadership sia legittimata e confermata da quelli che sarebbero i suoi compagni di viaggio. La precondizione per vincere è rappresentare all’esterno l’immagine di un gruppo che va d’accordo», conclude Gigliuto.
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