Come in un crescendo senza soluzione di continuità Trump ha assunto posizioni antieuropee, contro la Nato e anche contro il Papa, in termini mai sentiti prima d’ora, finendo così con il rappresentare un handicap per ogni leader e forza politica europea. La ciliegina è stata messa sulle elezioni politiche ungheresi che il vicepresidente Usa JD Vance ha concluso a sostegno di Orbán. I risultati disastrosi sono davanti agli occhi di tutti, con una implicazione però assai inquietante, perché in tutti questi anni l’ormai ex premier dell’Ungheria è stato il piede di porco di Putin per scardinare l’Unione europea.

Per molti aspetti Giorgia Meloni è stata costretta a prendere le distanze da Trump con una serie di decisioni prima sulla Groenlandia, poi sull’uso di Sigonella e infine polemizzando sull’ultimo incredibile attacco al Papa. Nel mezzo c’è stata anche una più felpata presa di distanze dal modo con cui il presidente americano ha affrontato la questione iraniana. Intendiamoci, con l’Iran l’Occidente, anzi una larga parte del mondo (esclusa la Cina), ha degli enormi problemi: il suo sistematico sostegno al terrorismo a Hezbollah e Hamas, le sue intenzioni distruttive nei confronti di Israele, il suo armamento missilistico ad ampio raggio, il suo impegno a costruire la bomba atomica, il terribile regime interno con l’assassinio di 30-40mila iraniani… Trump è partito all’improvviso in guerra contro la Repubblica islamica senza informare gli alleati, senza obiettivi precisi e con una dichiarazione di stampo genocidiario: «Distruggeremo la civiltà iraniana». Una miscela infernale da sostenere per qualunque leader politico europeo.

In Italia gli effetti si sono visti anche in occasione del recente referendum: Trump non c’entrava per nulla con i temi della giustizia ma l’effetto indiretto si è sentito. In più sullo sfondo, in questi anni, c’è stata anche una disarticolazione assai negativa di aspetti fondamentali del sistema di pesi e di contrappesi che da sempre ha caratterizzato la democrazia americana. Tutto ciò ha spinto, per certi aspetti addirittura costretto, Giorgia Meloni a prendere le distanze. Una mossa inevitabile per tenere il punto su alcuni aspetti fondamentali di tutta la sua linea politica e cioè la collocazione nella Nato, in Europa e il conseguente sostegno all’Ucraina. D’ora in avanti, quindi, Giorgia Meloni deve ricollocarsi nell’ambito di un centrodestra autenticamente europeo a partire dal Ppe (vedi Weber).

Sono quindi di rilevante importanza le reazioni da parte delle forze di opposizione del campo largo. Ineccepibile è stata la posizione assunta dalla segretaria del Pd Schlein che, ribadita l’opposizione del suo partito al governo, ha solidarizzato con la premier per l’attacco rivoltole da Trump. Un atteggiamento dello stesso tipo ha assunto Calenda. Questa solidarietà non è stata data da Bonelli, dal Movimento 5 Stelle e da Renzi che ha messo in evidenza un atteggiamento vendicativo senza alcun respiro politico. Da un lato Conte, sul lato opposto Vannacci, si muovono lungo la logica della guerra ibrida condotta nel nostro Paese dalla Russia di Putin. Ciò ha risvolti profondi nello scontro in atto nel campo largo. Nel Pd contro Schlein è in atto una operazione assai inquietante da parte di Bettini e D’Alema che lancia messaggi molto significativi. Per altro verso, nel passato i due governi Conte hanno avuto risvolti molto insidiosi dall’adesione alla Nuova Via della Seta. E recentemente l’opposizione del M5S al sostegno all’Ucraina è stato di una durezza inequivocabile. Tutto ciò vuol dire che in Italia è aperta una partita i cui aspetti geopolitici son molto significativi.