Todo Modo
Giorgia Meloni si libera dell’ombra di Orban e guadagna punti a Bruxelles: ora può entrare nel Ppe
Il rapporto tra Giorgia Meloni e Viktor Orbán era confinato da tempo in un ambito amicale, non più politico. Il passaggio dall’idem sentire “sovranista” a un rapporto meramente personale era stato determinato da più di un fattore, due su tutti: la postura sull’aggressione all’Ucraina da parte di Putin, di cui Orbán era diventato una sorta di portavoce in Europa e le strategie contrapposte dei due leader rispetto alle istituzioni europee: di legittimazione e inserimento nella trama dell’Ue, quella di Meloni; di estremizzazione e irrecuperabile allontanamento quella di Orban.
Giorgia Meloni si libera dell’ombra di Orban e guadagna punti a Bruxelles
Così, la vittoria in Ungheria di Peter Magyar è un dato molto positivo per la premier italiana: si libera di una residua prossimità che, ancorché molto ridotta, le veniva rimproverata da osservatori e opposizioni; inoltre, il venir meno di un capo di governo armato di veto, accresce l’influenza di Meloni a Bruxelles dove la “questione ucraina”, sulla quale ha assunto una posizione chiara e apprezzata fin dall’inizio, non potrà che guadagnare sviluppi positivi. L’uscita di scena di Orban costituisce soprattutto un assist politico alla leader-premier per una scelta che appare ineludibile: l’ingresso nel Partito popolare europeo. L’adesione alla più grande famiglia politica del Vecchio Continente da parte del partito del primo ministro italiano, magari insieme a qualche altra formazione “conservative”, avrebbe come effetto un ruolo maggiore della Meloni nella governance europea; ma darebbe anche una spinta decisiva alla progressiva decostruzione della linea di vicinanza, già iniziata dall’inquilina di Chigi, rispetto alla montante impresentabilità delle azioni di Donald Trump, il cui attacco “grossier” a Papa Leone fornisce alla donna che guida l’Italia, una carta fortemente simbolica per marcare ancor più la distanza dalla Casa Bianca.
Peraltro, sul piano dei rapporti tra governi, la maggiore affinità che Meloni può oggi vantare nel concerto europeo è quella col cancelliere Merz e non è nemmeno secondario che nel Ppe la premier italiana rappresenterebbe il Paese di maggior peso dopo la Germania: un elemento, che supportato dall’affinità “ideologica” con la Cdu-Csu, si tradurrebbe in un dato di interesse nazionale per l’Italia. In fondo, per Giorgia Meloni, che del Ppe fece parte da giovane ministra ex An, nella squadra berlusconiana del Pdl, si tratta di un ritorno che oggi porterebbe i segni di una destra adulta alla guida di una stabile democrazia.
© Riproduzione riservata







