Italia
Il nuovo risiko bancario italiano è ripartito: la proposta di Banco Bpm a Mps e la contromossa di Intesa Sanpaolo
Il nuovo risiko bancario italiano è ripartito domenica 7 giugno con una mossa che ha riportato Siena al centro del tavolo. Non è più soltanto una questione di sportelli, di quote di mercato o di vecchie rivalità: il nodo vero è il controllo di un pezzo decisivo della finanza nazionale. Monte dei Paschi, dopo anni di salvataggi, ricapitalizzazioni e ritorno progressivo al mercato, è diventata la preda attorno alla quale si muovono Banco BPM, Intesa Sanpaolo, Bper e Unipol.
Le mosse
La prima mossa è arrivata da Banco Bpm, che ha proposto a Mps una fusione tra pari, con l’obiettivo dichiarato di costruire il secondo gruppo bancario italiano. L’operazione avrebbe una dimensione complessiva superiore ai 50 miliardi di euro di capitalizzazione aggregata. Banco Bpm, che possiede il 3,7% di Mps, ha presentato la proposta come un matrimonio industriale e non come una scalata ostile. Ma dietro la formula della fusione tra pari c’è molto di più. C’è la possibilità di mettere insieme la rete commerciale di Bpm, la nuova forza patrimoniale del Monte e soprattutto il peso finanziario che MPS ha acquisito dopo l’operazione su Mediobanca. È questo il punto politico ed economico della partita: chi controlla Mps non guarda solo a Siena, ma anche agli equilibri che passano da Mediobanca e arrivano fino a Generali.
Contromossa
La proposta di Bpm ha fatto scattare la contromossa di Intesa Sanpaolo. Il gruppo guidato da Carlo Messina ha messo sul tavolo un’offerta pubblica di acquisto e scambio su Mps da circa 30,6 miliardi. La struttura dell’offerta prevede 16 nuove azioni Intesa più 1 euro in contanti ogni 10 azioni di Siena. È una proposta costruita per essere forte sul piano finanziario e rapida sul piano strategico: Intesa non vuole solo impedire che Mps finisca dentro il perimetro di Banco Bpm, ma vuole anche chiudere la partita a stretto giro. L’operazione porterebbe Intesa a diventare il secondo gruppo bancario dell’Eurozona per valore di mercato, con una capitalizzazione prospettica indicata intorno ai 126 miliardi e un obiettivo di utile netto di 16 miliardi al 2029.
Il ruolo di Bper
Intesa sa bene che un’acquisizione integrale di Mps aprirebbe problemi con l’Antitrust. Per questo, nella partita entra l’asse Intesa-Unipol-Bper. Il piano prevede che 635 filiali del Monte, insieme al marchio Mps, vengano trasferite nell’orbita di Unipol, con la prospettiva di una successiva combinazione con Bper. Intesa terrebbe la parte più strategica dell’operazione, compreso il controllo indiretto degli asset legati a Mediobanca e alla partecipazione in Generali, mentre Bper potrebbe rafforzarsi nella banca commerciale, ampliando rete, clientela e presenza.
È qui che il risiko bancario smette di essere solo una somma di offerte e diventa una battaglia di architettura finanziaria. Banco Bpm propone un polo alternativo, più equilibrato rispetto ai giganti esistenti, e punta sulla logica del “terzo pilastro”. Intesa risponde con la forza del leader, offrendo un prezzo più chiaro, una struttura aggressiva e una soluzione già pensata per superare gli ostacoli regolamentari. Sullo sfondo resta il governo, interessato a evitare che gli snodi strategici del credito e del risparmio finiscano sotto influenze “poco controllabili”. La presenza di Crédit Agricole nel capitale di Banco Bpm rende la proposta del Banco più sensibile sul piano politico. Non perché l’operazione sia debole, ma perché toccherebbe indirettamente dossier nazionali: Mediobanca, Generali, la distribuzione del credito, il peso delle fondazioni, il rapporto tra banche e assicurazioni.
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