L'€conomista
Fusione Mps e Mediobanca, il progetto che può cambiare gli equilibri del credito italiano
Il progetto di integrazione tra Banca Monte dei Paschi di Siena e Mediobanca riporta al centro del sistema finanziario italiano una partita industriale che potrebbe ridisegnare gli equilibri del credito nazionale dopo anni di consolidamento incompiuto. L’approvazione da parte dei consigli di amministrazione dei due istituti del progetto di fusione per incorporazione rappresenta infatti un passaggio strategico che il mercato sembra aver accolto con favore, come dimostrato dalla reazione positiva dei titoli a Piazza Affari, con Siena in rialzo e Mediobanca tra i migliori del listino in una seduta complessivamente negativa per il mercato italiano. La definizione del concambio in 2,45 azioni Mps per ogni titolo Mediobanca – valore che incorpora un premio rispetto ai livelli impliciti di mercato – ha contribuito a ridurre l’incertezza che negli ultimi mesi aveva accompagnato l’operazione e a rafforzare la percezione di continuità del piano industriale.
Il disegno strategico sottostante punta alla creazione di un gruppo bancario più diversificato e con una maggiore presenza nelle attività a maggiore redditività, in particolare nel corporate e investment banking e nel private banking, segmenti che verrebbero concentrati in una nuova società controllata integralmente da Mps destinata a operare sotto il marchio Mediobanca. Secondo le stime circolate tra gli analisti, l’integrazione potrebbe generare sinergie industriali per circa 700 milioni di euro, uno dei principali driver economici dell’operazione.
Per Monte dei Paschi la partita ha un significato che va oltre la dimensione industriale. Dopo il lungo processo di ristrutturazione seguito agli anni della crisi e dell’intervento pubblico, la banca senese si trova ora nella fase in cui deve consolidare il proprio posizionamento competitivo all’interno di un sistema bancario europeo sempre più concentrato. In questo quadro, l’operazione viene letta da diversi osservatori come il tentativo di trasformare Mps da banca tradizionale a gruppo finanziario con una struttura di ricavi più equilibrata tra attività retail e servizi ad alto valore aggiunto. Un passaggio nel quale pesa anche il tema della governance.
Il presidente Nicola Maione, indicato tra i candidati per un nuovo mandato alla guida del consiglio di amministrazione, rappresenta uno dei punti di riferimento nel processo di transizione dell’istituto senese verso una nuova fase strategica. Il rinnovo del board e la scelta del futuro amministratore delegato, ruolo per il quale, secondo indiscrezioni, sarebbe in vantaggio Fabrizio Palermo, costituiranno infatti uno snodo decisivo per l’attuazione del piano industriale e per la gestione dell’integrazione con Mediobanca, mentre restano da completare i passaggi assembleari e autorizzativi necessari al via libera definitivo dell’operazione. In prospettiva, la nascita di un polo finanziario guidato da Monte dei Paschi potrebbe rappresentare un nuovo tassello nel processo di consolidamento del credito italiano, con possibili ripercussioni sugli equilibri del settore. Molto dipenderà dalla capacità del nuovo gruppo di dimostrare che l’integrazione non è soltanto un’operazione finanziaria ma un progetto industriale in grado di generare valore nel medio periodo.
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