Esteri
Iran-Usa, la guerra si allarga: gli Houthi annunciano il blocco navale dell’Arabia Saudita
L’escalation tra Iran e Stati Uniti coinvolge già l’intero Medio Oriente. Le basi americane nella regione sono continuamente bersagliate dalle rappresaglie dei Pasdaran. Le monarchie del Golfo sono costrette a subire il ritmo del conflitto, con i blocchi del traffico e i raid compiuti contro cargo e petroliere. Israele attende di capire il suo coinvolgimento nella guerra, tanto che ieri sera, il premier Benjamin Netanyahu ha convocato il gabinetto di sicurezza per fare il punto della situazione. E ieri, l’Asse della Resistenza, cioè quell’insieme di milizie filoiraniane sparse in Medio Oriente, ha compiuto il primo passo in avanti, con gli Houthi che hanno annunciato il blocco navale nei confronti dell’Arabia Saudita.
La mossa della milizia yemenita rientra in una doppia partita. Da una parte, c’è lo scontro tra il gruppo filoiraniano e il governo, confermato dall’ultimo bombardamento dell’aeroporto di Sana’a per cui gli Houthi hanno accusato Riad. Dall’altra parte, l’accelerazione della forza sciita rientra anche nella sfida tra Teheran e Washington, soprattutto dopo che la Guida suprema iraniana, Mojtaba Khamenei, ha avvertito che tutto l’Asse della Resistenza avrebbe inferto “lezioni indimenticabili” agli Usa e ai loro alleati. Il portavoce militare della milizia yemenita, Yahya Saree, ha parlato di un “embargo” marittimo “basato sul principio dell’occhio per occhio”. Lo stesso Saree ha poi dichiarato che il blocco dell’aeroporto di Sana “è inaccettabile e non può essere tollerato” e che la risposta Houthi sarà “a ogni escalation con un’escalation”.
Ma il blocco nei confronti di Riad è un avvertimento che non riguarda solo il fronte yemenita. La chiusura di Bab el-Mandeb, stretto che collega Mar Rosso e Golfo di Aden, è una minaccia costante della propaganda iraniana e della milizia. Nei giorni scorsi, una fonte aveva detto a Reuters che i combattenti sciiti erano pronti ad eseguire qualsiasi direttiva di Khamenei. E non è certo un mistero che gli Houthi, per quanto autonomi, si muovano in sintonia con Teheran e in particolare con i Pasdaran.
La decisione rischia di alimentare ancora di più la tensione e coinvolgere i sauditi, finora rimasti fuori dalla crisi in corso tra Teheran e Washington. Ieri, dopo l’ennesima ondata di bombardamenti americani, Donald Trump ha detto che gli Usa stavano colpendo l’Iran “molto duramente” per onorare i soldati caduti in Giordania, identificati in Tyler James Feehan, 25 anni, e Isabella Gonzales, 19 anni. “Probabilmente tre grandi patrioti” ha sottolineato il tycoon, in attesa di analizzare i resti di un terzo disperso. Il presidente ha ribadito che quei soldati sono caduti in una guerra condotta affinché “l’Iran non possa dotarsi di un’arma nucleare”. Ma Trump deve gestire anche le accuse del New York Times riguardo all’occultamento di molti feriti nei raid iraniani in Giordania.
E mentre nessuno riesce a comprendere quale sia la strategia seguita in questo momento, e con l’omologo iraniano Masoud Pezeshkian che ha parlato di una “guerra totale” con gli Stati Uniti, la diplomazia sta provando di nuovo a riattivare i canali tra le due parti in conflitto per evitare che l’incendio divampi in tutta la regione. Secondo Reuters, i mediatori hanno proposto uno stop ai raid di dieci giorni per permettere ai governi coinvolti di aprire una finestra di dialogo e riprendere il negoziato. Il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmail Baghaei, ha ammesso che Teheran ha ricevuto idee da parte di alcuni mediatori per ridurre le tensioni con Washington. Il ministro degli Interni iraniano Eskandar Momeni è partito per Islamabad, in Pakistan, per incontrare i principali funzionari di uno dei Paesi protagonisti delle trattative.
Ma resta ancora da capire il destino di uno dei tanti di nodi questa campagna: lo stretto di Hormuz. Il segretario di Stato americano Marco Rubio ha chiesto gli alleati un contributo per garantire la libertà di navigazione alle porte del Golfo Persico. Un contributo che può essere sia militare che finanziario. L’obiettivo dell’amministrazione Trump è quello di rassicurare le petromonarchie ed evitare costi eccessivi. E il rischio, ora, è che quello stretto diventi sempre più difficile da attraversare. Ieri mattina, una nave ha preso fuoco vicino alla costa dell’Oman. I pasdaran hanno confermato di aver attaccato delle petroliere. E Teheran non vuole cedere su quello che considera la sua principale leva negoziale e strategica nei confronti di tutti i Paesi vicini.
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