La chiamata
Ranucci e Lavitola: una notte passata al telefono dopo la perquisizione. Anche la Rai vuole vederci chiaro
La Rai, finalmente, vuole vederci chiaro sul caso Sigfrido Ranucci. Su impulso dell’amministratore delegato, la Commissione per il Codice etico avvierà nei prossimi giorni l’istruttoria di propria competenza. Dovrà verificare il rispetto dei principi di correttezza, imparzialità, indipendenza e tutela dell’azienda. La nota di Viale Mazzini è netta. Richiama le linee guida dell’Ebu e il Contratto di servizio, ricordando che il giornalismo investigativo deve fondarsi sull’accuratezza delle inchieste, sulla verifica rigorosa delle fonti e sulla loro corretta gestione. Principi elementari, almeno in teoria. Ma che oggi la Rai ha sentito il bisogno di ribadire.
Con chi ha avuto rapporti Ranucci?
Perché il punto non è soltanto con chi Ranucci abbia avuto rapporti. Un giornalista d’inchiesta può frequentare persone controverse, ascoltare imputati, pregiudicati, faccendieri e fonti interessate. Fa parte del mestiere. Deve però sapere chi ha davanti, valutarne l’affidabilità, conservare la distanza necessaria e informare l’azienda quando il rapporto supera i confini professionali. Nel caso di Valter Lavitola, quel confine appare quantomeno sfocato. Lavitola è indagato dalla Procura di Roma come presunto mandante dell’attentato dinamitardo contro Ranucci del 16 ottobre 2025.
Le accuse
Le contestazioni comprendono, allo stato, il concorso in tentata strage e altri reati aggravati dal metodo mafioso. Accuse gravissime per Lavitola che dice di non voler parlare con nessuno, poi parla con tutti. E più parla, più la storia si complica. Ha raccontato di avere contattato Ranucci dopo la perquisizione eseguita dai carabinieri. Prima un messaggio, poi una telefonata ricevuta alle tre e trenta del mattino. Una conversazione durata, secondo il suo racconto, circa due ore: «Era notte e ha fatto giorno». Avrebbero discusso delle diverse e, a suo dire, «fantasiose ipotesi» sull’attentato.
Se il racconto è vero, la domanda è inevitabile: come può Ranucci entrare a gamba tesa in un’inchiesta della Dda e parlare per due ore con il principale indagato? Ne ha poi riferito agli inquirenti? Oppure il conduttore è legibus solutus, libero di interrogare da casa propria gli indagati e di tenere per sé ogni informazione potenzialmente utile alle indagini? E ancora: da quale utenza ha chiamato Lavitola, considerando che durante la perquisizione gli erano stati sequestrati tre telefoni e altri dispositivi? La conversazione è stata intercettata o acquisita dagli inquirenti? Quali informazioni sono state scambiate? Sono domande che riguardano la tutela dell’indagine, la correttezza dei comportamenti e la credibilità del Servizio pubblico.
Il metodo Report
Gli stessi criteri che Report applica, spesso con inflessibilità, alle persone finite nelle proprie inchieste. Avverte l’ex senatore del Pd Stefano Esposito: «Ranucci, dopo la standing ovation ricevuta dall’assemblea dell’Anm, non verrà mai inquisito né condannato da alcuna procura o tribunale italiano». Una previsione tranchant. Ma non è detto che il clima intorno al conduttore di Report resti generosamente amichevole ancora a lungo.
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