Vicepresidente del Parlamento europeo, Pina Picierno è tra le voci più nette dell’europeismo italiano. Con Spazio Pubblico punta a riunire l’area riformista e democratica in vista delle prossime elezioni politiche.

Spazio Pubblico è nato poco più di un mese fa: che cosa sta diventando? Si parla di tante adesioni sin da subito…
«Sta diventando qualcosa di molto più grande di quanto immaginassimo all’inizio. Sto facendo incontri in tutta Italia e, sinceramente, non so più a chi dare precedenza. Da Milano alla Sicilia registriamo partecipazione, entusiasmo e nuove adesioni ogni giorno. È un segnale molto incoraggiante. Mi sembra di cogliere anche una crescente consapevolezza, da parte degli altri leader europeisti e democratici, della necessità di lavorare insieme. È l’obiettivo che mi sono posta fin dal primo giorno: tenere insieme le energie riformiste, superare gli errori del passato e soprattutto i personalismi che hanno indebolito quest’area».

Le prossime tappe?
«Siamo impegnati nella costruzione dell’associazione e nell’organizzazione di iniziative comuni. La prossima settimana, ad esempio, avrò un doppio appuntamento in Campania con Carlo Calenda. Ho già proposto a Luigi Marattin di organizzare iniziative insieme, a settembre o quando sarà possibile. Lo stesso vale per Europeisti.eu: stanno preparando un’importante manifestazione e, pur non potendo essere presente personalmente, ci sarà Alessandro Sterpa in rappresentanza di Spazio Pubblico. La cosa più evidente è che tutte queste esperienze stanno convergendo verso un obiettivo comune: costruire un fronte europeista e riformista unito in vista delle prossime elezioni politiche».

Paolo Gentiloni ha lanciato un messaggio tanto a Giorgia Meloni quanto a Elly Schlein: entrambi gli schieramenti hanno un problema con i filorussi. Condivide questa analisi?
«Non parlerei di un problemino, ma di un problemone. Oggi Giorgia Meloni non partecipa alla riunione dei Volenterosi anche per la presenza, dentro la sua maggioranza, di posizioni apertamente filorusse. Questa è la realtà. Dall’altra parte, però, c’è quello che io definisco il “campo Lavrov”. Giuseppe Conte dice cose immonde. Oggi Stefano Patuanelli sostiene che l’Europa dovrebbe convincere Zelensky a rinunciare all’integrità territoriale dell’Ucraina. Poi si definiscono pacifisti e antimilitaristi. Ma sono antimilitaristi soltanto quando si tratta dell’Occidente. Con l’esercito di Putin, invece, non hanno alcun problema. Eppure sono proprio i militari russi ad aver cambiato con la forza i confini di uno Stato sovrano. Questo è il grande tema che riguarda il centrosinistra. Il campo Lavrov con il centrosinistra non ha nulla a che vedere. Quando e se tornerà a essere un autentico centrosinistra, saremo felici di dialogare. Ma con i putiniani non può esserci alcuna possibilità di confronto politico. Basta ascoltare quello che dicono Danilo Della Valle, Patuanelli, Conte o leggere gli interventi di Carotenuto. È una deriva evidente. E nel frattempo Elly Schlein resta in silenzio, come una bella addormentata nel campo Lavrov».

Leggendo l’intervista di Paolo Gentiloni a La Stampa sembra rafforzarsi la forte sintonia con le sue posizioni, Picierno.
«Assolutamente sì. E non soltanto con Gentiloni. Condivido ogni parola di tanti amici riformisti che sono rimasti nel Partito Democratico: Lorenzo Guerini, Simona Malpezzi, Filippo Sensi, Giorgio Gori e molti altri. A un certo punto, però, mi sono dovuta arrendere all’evidenza. Ho capito che, dentro questo Partito Democratico, il mio europeismo veniva semplicemente sterilizzato».

Irrimediabilmente?
«Il PD è cambiato. Quando la segretaria dice con chiarezza “la linea la faccio io”, significa che ogni altro contributo diventa irrilevante. E lei non lo nasconde nemmeno: lo rivendica apertamente. Di fronte a questa realtà ho scelto di non accettare che l’europeismo venga neutralizzato. A destra sappiamo da sempre che prevale una cultura sovranista: vogliono un’Europa minima e coerentemente perseguono quell’obiettivo. Ma dall’alternativa democratica ci si aspetterebbe un europeismo convinto. Per questo sento il dovere di contribuire alla costruzione di un’offerta politica autenticamente europeista, riformista e democratica. Oggi, se si guardano i due poli principali, questa offerta semplicemente non esiste».

Manca anche un po’ di coraggio in chi condivide le sue idee ma non ha ancora scelto di seguirla?
«Non credo sia una questione di coraggio. Conosco molte persone che sono coraggiose e che condividono le nostre idee. La differenza è strategica. Io penso che restare dentro quel contenitore non consenta più di incidere. Ritengo che quella battaglia, nelle condizioni attuali, sia destinata a rimanere sterile. L’unico modo per garantire un futuro europeista all’Italia è costruire un’offerta politica autonoma dei riformisti».

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Ph.D. in Dottrine politiche, ha iniziato a scrivere per il Riformista nel 2003. Scrive di attualità e politica con interviste e inchieste.